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06/10/2026
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''L’esigenza di qualcosa di davvero autentico, lento, lontano dagli schermi ma più vicino all’uomo...''

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06/10/2026   APALIS
  slòdfmàskòlfò

Quanta spiritualità dentro questo disco. Materia e anima, fragilità e fede, ombra e rivelazione. Dentro “Dai ciliegi” la spiritualità non resta un elemento decorativo ma diventa il luogo stesso da cui Apalis osserva l’uomo, il suono e la propria identità artistica. Un dialogo che attraversa il sacro, la copertina del disco, suggestioni floydiane e l’idea che alla musica, qualche volta, le immagini finiscano persino per togliere qualcosa. Un disco anonimo, senza volto e senza carne. Solo arte… raggiungibile dal suo sito - https://apalis.it/

Un disco che sembra avere legami profondi col sacro… che rapporto hai con la spiritualità? Anch’essa ormai mercificata direi… ''Sono una specie di ghostbuster: acchiappo gli spiriti che mi stanno sul cazzo e li rinchiudo in una scatola, da cui non posson più disturbarmi. Quelli buoni invece li riverisco: santi, angeli, anime del purgatorio. Per far ciò mi nutro di eucaristia, come si capisce ascoltando “Memento”: il mio Signore è l’unico che non puoi mercificare. Mangiare sì, mercificare no. Non lo manipoli; non lo sottometti. Lui è più forte di tutti, e io lo adoro. Con lui mi sento forte come un leone. Inseguo la mia preda e la porto in brani ai miei piccoli. Nessuno può farmi male, tranne il mio peccato: perciò mi confesso spesso. Ma vivo contento all’ombra del mio Signore, e mi sono fatto, sotto il suo costato aperto, una cuccia, da cui nessuno mi porterà via in eterno''.

Quanto c’è di autobiografico in quella tensione tra materia e anima? ''Nell’album c’è molto della mia più alta tensione, e sofferenza. Perciò non ho bisogno di mostrarmi; l’artista si conosce dall’opera. Detto ciò, l’apparente conflitto tra anima e materia, cui fai particolare menzione, personalmente per me è risolto. Da quando la ragione che ha creato l’universo è venuta ad abitare fra noi vestendosi della nostra carne, tutti i poli sono per me riconciliati e diventati una sola cosa. Abitando in questa nuova dimensione, non soffro più di presunte cadute dell’anima nel corpo: il mio corpo è tempio della mia persona, e la mia persona è tempio della divina presenza, mediante la comunicazione eucaristica. Passeggio per il creato e sono contento, perché tutto mi è prossimo e conosciuto, e posso benevolere anche il mio peggior nemico. Che se mi uccide, mi fa un piacere: vado volentieri incontro al mio redentore''.

Dunque nella fragilità c’è il vero e la verità dell’uomo? ''La verità dell’uomo si trova pienamente solo in Dio: il quale però nella fragilità dell’uomo ha trovato un luogo dove dispensare e glorificare la propria onnipotenza e misericordia. Perciò chi si appoggi e innalzi sopra la propria fragilità, confessandola, fa un’opera di verità per sé stesso e per il mondo. E alla lunga si vincerà e farà tanto forte, da metter anche la morte al tappeto''.

Un poco come dentro questa immagine di copertina: l’ombra non nasconde il vero… casomai rivela quel che serve e non altro. Sbaglio? ''L’artista insegue la fama, come la sua ombra caduca. Questa consapevolezza, la coscienza del mio limite, mi porta da un lato a presentare delle opere, dall’altro ad aver contezza che sono un’ombra che passa. La figura reale di ciascuno di noi non è qui: la scopriremo in cielo, preparandola fin d’ora con le opere che dobbiamo fare adesso. Dobbiamo rifiutare l’idolatria verso chicchessia, per costituirci a followers solo di Gesù Cristo. È lui il vero Artista, perché ci ha fatti tutti e tutto l’Universo è suo di diritto, per averlo creato. Ha il diritto d’autore sopra ogni cosa: aprano le orecchie i discografici e la piantino di scritturare ranocchie gracidanti e scosciate chimere''.

C’è anche del funk e del pop dentro suoni eterei… c’è anche una citazione floydiana forse? E qui mi riferisco a "I Demoni”… ''Funk non sapevo, ma la citazione floydiana… palesemente. Pop sì, a modo mio so farlo anch’io. E vorrei essere popolare. Non per il successo ad ogni costo, ma perché mi studio di essere orecchiabile, per rispetto alle orecchie della gente. Non concepisco una musica che non rispetti le orecchie delle persone''.

Uscirà anche un video? ''Mi guardo un po’ dai video, che per gli adulti sono come i cartoni animati per i bambini. Assorbono l’immaginativa depotenziandone la facoltà intellettiva. Ho fatto un Disco poetico e ricco di gustose vitamine per ogni genere d’orecchia. Se lo sovraccaricassi d’immagini, la poetica del testo ne risentirebbe, restando ancora più ignorata sullo sfondo. Credo inoltre che la gente ne abbia abbastanza di veder culi scalpitanti e pistoleri in giarrettiera. L’immaginario che questi videoclip musicali propongono spazia generalmente tra il volgare, lo squallido, il prepotente e il blasfemo. Il migliore, comunque troppo autoreferenziale e insignificante. Un video oggi non serve. Un domani forse sì''.