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news - rassegna stampa

07/11/2013   JONI MITCHELL
  Compie 70 anni la storica cantautrice statunitense

''Il rock è un mondo di maschi bianchi, e per questo motivo Joni Mitchell viene ignorata mentre Bob Dylan è visto come un santo (Björk)''. Non è solo solidarietà femminile, oppure nordica – da islandese a nativa dell’Alberta. È abbastanza visibile che il 70esimo compleanno di Joni Mitchell sta passando inosservato a quasi tutti i sollecitissimi media specialisti in anniversari. Nonostante la venerazione che hanno per lei la maggior parte dei colleghi, dai Led Zeppelin che scrissero ''Going to California'' pensando al suo stile, a Prince che cercava di essere sempre in prima fila ai suoi concerti. E non è solo il fatto che l’ultima sua vera manifestazione nella cultura di massa sia stata, incredibile ma vero, un campionamento-tributo di Janet Jackson in ''Got til it’s gone'' (1997), con Q-Tip a sentenziare a fine canzone “Joni Mitchell never lies”. E non è solo il fatto che i nativi del Canada sono sempre guardati con un certo piccolo disprezzo da parte degli americani a stelle e strisce. E non è solo il fatto che Roberta Joan Anderson è sempre stata piuttosto altera in gioventù (cosa che non le ha impedito memorabili vicende sentimentali con i più ambiti maschi della West Coast), e severa nei suoi ultimi anni (certe sue dichiarazioni su Bob Dylan hanno fatto molto arrabbiare i Dylanisti). C’è tutto questo, ma c’è anche il fatto che la musica popolare fa una grossissima fatica a rapportarsi alle sue donne, anche quelle più straordinarie. La stessa Madonna, che Joni Mitchell (prevedibilmente) detesta, non riesce a imboccare la strada di quello che in inglese si definisce “to grow old gracefully”, perché il pubblico e i media faticano a concepirlo. I maschi invecchiano decorosamente o malamente, mefistofelicamente o tristemente. Ma per le donne, non si è ancora trovato un parametro: probabilmente la Gloria Swanson del film ''Viale del tramonto'' è ancora l’inquietante punto di riferimento per tutti. E Joni, che vive sola in una villa sulle colline sopra Los Angeles, ha dato più volte l’impressione di aver preso questa strada, con certi suoi commenti velenosi sull’industria discografica e sui colleghi, oppure affermando di avere una grave malattia, la sindrome di Morgellons, che, lo dice lei stessa, “per la medicina occidentale è puramente illusoria”. Oppure c’è il fatto che Joni Mitchell non ha mai ammiccato al successo in nessun modo, pur prendendoselo con autorevolezza, quasi le fosse dovuto – ma stando sempre a un passo di distanza. Fin da quando scrisse ''Woodstock'', inno di un festival al quale non andò. Oppure quando iniziò a staccarsi visibilmente dalle sonorità più in voga negli anni ’70 andando a passi decisi verso il jazz (e facendo scoprire al mondo Jaco Pastorius in uno dei più straordinari dischi di sempre, ''Hejira''). Oppure quando attraversò tutta l’epoca gloriosa del cantautorato californiano, riuscendo a non scrivere una singola canzone di protesta, e dando al femminismo una venatura del tutto particolare, mostrando sia le proprie debolezze che quelle degli uomini amati in dischi come ''Blue''. E nel contempo, bastonando le colleghe troppo disinibite (Grace Slick o Janis Joplin) dall’alto di una signorilità costruita a fatica. Perché al di là dell’antico gossip che la vorrebbe impegnata a “far sì che Crosby, Stills, Nash & Young venissero in ordine alfabetico”, nella vita della Lady dei Canyon c’è la vicenda molto rock’n’roll della sua unica figlia, data in adozione appena nata, nel 1965, e rivista non del tutto volontariamente solo nel 1997. E non in un clima da happy ending. Sta di fatto che pochi cantautori maschi si sono anche solo avvicinati alla sua qualità compositiva, alle sue impennate liriche, alla sua curiosità musicale, fin dalle accordature aperte dei primissimi dischi. E un motivo ulteriore per questa mancanza di fanfare per Joni potrebbe essere proprio questo: non ha creato una scuola perché sarebbe stato difficilissimo essere realmente sue allieve. E del tutto impossibile avvicinarsi a lei. (Rollingstonemagazine)