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01/07/2006   JIM MORRISON
  Trentacinque anni fa moriva il leader dei Doors

Trentacinque anni fa moriva il leader dei Doors, la band che ha lasciato un segno indelebile nel mondo della musica rock e che, oggi, è attuale come allora. Trentacinque anni fa, nella vasca da bagno di un appartamento di Parigi, moriva James Douglas Morrison, uno dei più celebrati artisti del rock del secolo scorso. Scrittore, cantante, poeta (la lunga composizione 'The Celebration Of The Lizard' nella copertina dell'album 'Waiting for the sun' del 1968 gli valse il soprannome di 'Lizard King', il 'Re Lucertola'), nonché leader di una delle rock band più moderne della storia della musica. Con Ray Manzarek (tastiere), Robby Krieger (chitarra) e John Densmore (batteria), infatti, Jim Morrison ha dato vita ufficialmente nel 1965 ai Doors, gruppo il cui nome deriva da un passaggio del saggio di Aldous Huxley 'Le porte della percezione' (''if the doors of perception were cleansed everything would appear to man as it is, infinite''), in cui lo scrittore inglese descrive i cambiamenti delle sue facoltà percettive per l'assunzione di LSD, prendendo a sua volta spunto da una frase del poeta William Blake. Figlio di un ufficiale della Marina americana e della figlia di un avvocato del Wisconsin, il futuro leader dei Doors ha trascorso l'infanzia facendo bagagli per passare da una città all'altra, visto che il lavoro del padre richiedeva continui spostamenti. E sembra che durante uno di questi viaggi, nei pressi di Albuquerque, sull'autostrada di Santa Fe, il piccolo Jim fece l'esperienza che lui stesso avrebbe descritto come ''il momento più importante di tutta la mia vita''. La vettura dei Morrison passò accanto a un camion che aveva avuto un incidente; Jim vide alcuni corpi di indiani Pueblo riversi sull'asfalto e cominciò a piangere. Il padre si fermò per offrire aiuto e, quando ritornò alla macchina, il figlio non si calmava: ''Voglio aiutarli, voglio aiutarli...'' strillava. Il padre cercava di consolarlo: "Va tutto bene, Jimmy, va bene". Ma lui continuava: "Stanno morendo, stanno morendo". E, alla fine, il genitore gli disse: "E' stato un sogno, Jimmy, non è successo davvero, è stato soltanto un sogno". Anni dopo lo stesso cantante ha raccontato ad alcuni amici che, mentre l'auto di suo padre si allontanava dal luogo dell'incidente, l'anima di un indiano morto era entrata nel suo corpo. Che la storia dell'incidente sia verità o leggenda, è certo che Jim Morrison è stato una persona ricca delle contraddizioni della natura umana: fragile e carismatico allo stesso tempo, animato da una vena poetica e da un'attitudine anticonformista ma anche disperata e distruttiva. Per ricordare questo artista del rock, sepolto nel cimitero di Père Lachaise a Parigi - dov'era andato a vivere con la sua compagna Pamela pochi mesi prima della morte - LifeGate Radio ha deciso di rivoluzionare per un giorno la programmazione e dedicargli l’intera giornata di lunedì prossimo, 3 luglio; tra le altre cose, ogni ora andrà in onda un ricordo su Jim Morrison da parte di vari artisti italiani che hanno voluto dedicare un pensiero al leader dei Doors. Ecco alcune testimonianze. Negrita - ''Quando eravamo adolescenti i Doors riassumenvano un fascino che era 'altro' rispetto alle rock band di quel periodo: erano un esempio particolarissimo, anche semplicemente per gli strumenti che suonavano, per quel loro suonare senza l’ausilio del basso. E poi Jim era l’archetipo della star, uno che influenzava anche a livello di immagine, con quel suo 'physique du rôle'''. Caparezza - ''Tutti da adolescenti venivamo toccati da Morrison'', perché ''non era semplicemente, come molti lo vedono, uno sballato, ma una persona che aveva un pensiero dietro: era un sano provocatore''. Anche senza indicare una canzone preferita, quando si parla di musica dei Doors, il primo pensiero del rapper va ''alla parte finale di organo Hammond di Ray Manzarek in 'Light my fire'''. Giò dei La Crus - ''Non vorrei essere banale ma, giuro, che Morrison mi ha cambiato la vita. A 17 anni, leggere 'Nessuno uscirà vivo da qui' mi ha fatto capire molte cose. L’ho sempre seguito tantissimo, ho anche letto i libri delle sue poesie. Non so perché, ma quando penso a Morrison penso a un minatore, penso sempre ad una persona che scava. Mi ha lasciato addosso l’idea che il cantare non è solo divertimento ma è anche ‘andare da un'altra parte’. E questo modo di interpretare e pensare la musica mi ha influenzato tantissimo''. Giovanni Allevi - ''Non solo sono un estimatore di Jim Morrison ma ho studiato tutta la sua biografia: per esempio, è interessante il fatto che il padre fosse un ufficiale di marina, quindi una persona molto quadrata''. Riguardo ai pezzi dei Doors, ''non ne ho mai suonato uno - ha detto il pianista - ma mi piace moltissimo la figura di Ray, il tastierista, perché veniva dal conservatorio. Una persona a cui mi sento molto vicino, come spirito. E poi era quello che andava a prendere Jim quando lui si buttava per terra ubriaco, e che cercava di riparare ai danni che faceva''. Davide Van De Sfroos - Della musica dei Doors, ''a me piace moltissimo la canzone 'Riders on the storm', ma ci sono tantissime canzoni non famose come 'Break on through (to the other side)' o 'Roadhouse blues''' che andrebbero ascoltate con attenzione; ''ci sono pezzi come 'Waiting for the sun' o 'L. A. Woman', che è una delle mie preferite''. (Adnkronos)