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22/12/2017   ROXY MUSIC
  Il 2 febbraio uscirà il box set ''Roxy Music'': 3 CD e 1 DVD con demo, outtakes, inediti, ed un libro di 136 pagine

Raramente esce un album che cambia non solo le regole del gioco, ma il gioco stesso, aprendo nuove possibilità per la musica. Alla fine degli anni ’60 ''The Velvet Underground & Nico'' fu uno di questi. Il 16 giugno 1972 ne arrivò un altro: l’album d’esordio dei Roxy Music. Fin dalle prime parole di “Re-Make/Re-Model”: “I tried, but I could not find a way, looking back all I did was look away”, fino all’ultima frase dell’ultima traccia (“Should make the cognoscenti think”) fu subito chiaro che il debutto dei Roxy Music non era un album come gli altri. Nel momento in cui venne pubblicato la band aveva all’attivo non più di 10 concerti e le loro canzoni non si somigliavano minimamente l’un l’altra tanto che i critici musicali non seppero come inquadrarli. Come scrisse Richard Williams sul Melody Maker “se i Roxy Music si affermeranno, potrebbero essere una delle storie di successo dei nostri tempi”. 45 anni dopo, grazie al supporto della band, possiamo ascoltare l’album così come i Roxy l’avevano concepito e sviluppato. Il cofanetto ci offre una visione elettrizzante di quel che erano i Roxy Music nel 1971/1972, cominciando dal demo che attirò l’attenzione del giornalista Richard Williams e che alla fine li fece firmare con la Island Records. Nel cofanetto ci sono le John Peel BBC Sessions durante le quali il gruppo affinò la propria tecnica prima dell’album di debutto. Il secondo CD testimonia il metodo di lavoro in studio dei Roxy Music. Oltre al primo singolo ''Virginia Plan'' ci sono versioni alternative per ogni traccia dell’album. Queste nuove versioni sono state mixate da Frank Arkwright ad Abbey Road. Il DVD include promo e passaggi alla BBC, un raro girato dei Roxy al Bataclan Club di Parigi nel novembre del 1972, l’unico reperto video di questa line up in concerto. Steven Wilson ha missato l’album in 5.1 DTS 96/24 e Dolby AC3 Sound. Il cofanetto contiene anche un libro di 136 pagine con molte fotografie rare e inedite, e un saggio del giornalista e autore Richard Williams, che per primo scrisse del gruppo su Melody Maker, nel 1971. Ricordando oggi il debutto il chitarrista Phil Manzanera ha detto: “a 21 anni il mio sogno divenne realtà, registrando quest’album con questi talentuosi compagni. Un periodo magico, una musica magica”. Gli fa eco il sassofonista Andy Mackay: “alla fine del 1971 Roxy era il nostro laboratorio artistico. Il posto dove ci scambiavamo i sogni e le idee liberamente e dove creammo ed esplorammo una nuova frontiera musicale. Entrammo in studio con un intero album già in testa (e metà del successivo) e ci mancava solo l’incisione per iniziare… nessun album fu mai più così semplici da realizzare!”. Paul Thompson, batterista: “Il primo album dei Roxy Music è stata la mia opportunità di essere creativo. Non ero abituato a questa line-up, lavoravo in band basate sulla chitarra ma ho sempre voluto allargare i miei orizzonti e questa fu la mia chance. Una pietra miliare della storia del pop!”. Bryan Ferry: “Non ci siamo mai sentiti accettati. Capisco che la vecchia guardia si sia sentita minacciata dalla nostra musica, perché era piena di idee e di energia. È stato difficile farlo funzionare negli anni senza essere uno di loro. “Loro” erano sempre diversi, ma noi non ne siamo mai stati parte. È stato un trionfo rimanere sani di mente. O più o meno sani. Siamo parte di tutto ciò, in qualche modo, ma ne siamo fuori”.