Sono presenti 13528 news.

14/08/2019
MOTORHEAD
Il chitarrista della band Phil Campbell pubblicherà il suo primo disco solista, ''Old Lions Still Roar'', il 25 ottobre

05/08/2019
GIANNA NANNINI
Il 15 novembre uscirà ''La differenza'', il suo nuovo ed attesissimo album di inediti

tutte le news


news - rassegna stampa

11/07/2019   DAVID BOWIE
  ''Space Oddity'' compie 50 anni, ecco i segreti del leggendario brano del Duca Bianco

Oggi “Space Oddity” compie 50 anni. E per celebrare il compleanno del singolo che l’11 luglio del 1969 catapultò il giovane artista di Brixton nel cosmo dei numeri 1 in classifica, domani uscirà il cofanetto composto da due vinili, “Space Oddity: David Bowie”. Era il 1968 e nel buio del Casino Cinerama di Londra, un ventunenne David Bowie fissava la capsula spaziale che galleggiava nel vuoto sul grande schermo. Era la terza volta che andava a vedere il film "2001: Odissea nello spazio" (uscito nell’aprile dello stesso anno) a cui la celebre canzone è in parte ispirata. "Era il senso di isolamento che stavo provando in quel momento”, raccontava Bowie nel 2012 al magazine Classic Rock. “Ho trovato il tutto eccezionale. Ero fuori di testa quando sono andato a vederlo – più volte – ed è stata davvero una rivelazione. Ha composto la canzone nella mia mente”. Il film di Stanley Kubrick fornisce l'ambientazione e il titolo alla prima hit di Bowie che raggiunge la Top 10, ma altri eventi ne plasmarono il suono e la visione. Quell'estate, il cantante era ossessionato dall'album di Simon & Garfunkel, “Bookends”, ed in particolare da “Old Friends”, da cui prende in prestito gli accordi ariosi per comporre una parte della sua canzone, quella ambientata "nella scatola di latta"; ma più significativa ancora fu la spirale discendente del suo rapporto con l’attrice Hermione Farthingale. La rottura tra loro produrrà una manciata di canzoni, ma il vuoto che Bowie sentì subito per via della sua mancanza, trovò la perfetta metafora nella capsula spaziale abbandonata del Maggiore Tom. Quest’ultimo, il primo della lunga serie di personaggi mitici a fluttuare nell'universo musicale della star, tornerà nel 1980 in “Ashes To Ashes”. Con la struttura della canzone, che voleva essere simile alla riproduzione del suono di un razzo in fase di decollo (aveva sette sezioni distinte a differenza delle tre o quattro della maggior parte dei successi del cantante), Bowie registrò una demo alla fine del 1968 per il video promozionale di “Love You Till Tuesday”. Quella versione, che vedeva il Duca Bianco imitare i suoni di un'astronave, si rivelò un flop commerciale, ma gli diede l’opportunità di firmare un contratto discografico con la Mercury Records. A quel punto decise di voler registrare una versione integrale e definitiva del brano. Bowie provò a farlo con l'aiuto del suo amico e produttore Tony Visconti, ma quest’ultimo odiava letteralmente la canzone. Così decise di metterci mano un giovane collega di Visconti, Gus Dudgeon. “Bowie aveva scritto una canzone sull'essere in orbita nel momento in cui stava per avere luogo il primo sbarco degli Stati Uniti sulla Luna. Ho ascoltato la demo e ho pensato che fosse incredibile. Non potevo credere che Tony si fosse rifiutato di lavorarci", ha dichiarato il produttore. Anni dopo, infatti, Visconti si pentirà della sua intransigenza: “Mi sono preso a calci molte, molte volte da allora, perché mi ero completamente sbagliato”. Registrato il 20 giugno del 1969 nello studio Trident di Londra, il brano venne composto e concepito con la precisione di un lancio spaziale: dall'ingresso tempestivo del basso di Herbie Flowers e del Mellotron di Rick Wakeman, al caos controllato del decollo fino alle inquietudini spettrali che punteggiano l'outro. La maestosità del brano è ancora più notevole se si considera che i costi delle session restarono sotto le 500 sterline. Dudgeon decise di mixare il brano in stereo, all'epoca una tecnologia quasi inedita per i brani trasmessi in radio. La canzone viene pubblicata l'11 luglio 1969, nove giorni prima dell'atterraggio dell'Apollo 11 sulla Luna, e la BBC decise di trasmetterla durante i suoi servizi televisivi dedicati all’allunaggio. Le copie del singolo vennero spedite per posta aerea ai disc jockey americani, ma nonostante tutti gli sforzi, ''Space Oddity'' non sfondò come invece in Inghilterra, dove rimase il singolo più venduto e la canzone più iconica di Bowie, che vinse un Ivor Novello Award nel 1969 e rappresentò un assaggio della fama mondiale che arriverà nel 1972, con l'impersonificazione dell'alieno Ziggy Stardust. Il brano è stato interpretato in tutto il mondo da più di venti artisti, tra cui Def Leppard, Tangerine Dream e Cat Power ed è apparso nel videogioco Rock Band 3. Nel 1979, Bowie ne registrò una versione unplugged per “The Kenny Everett Show” della BBC TV, eseguendola dentro una piccola cabina di registrazione. Ninnananna intergalattica, brano di break-up, tie-in della NASA, “Space Oddity” è tutto questo e molto altro ancora. Cinque minuti di una storia selvaggiamente creativa che ha dato inizio al fertile decennio rivoluzionario di Bowie. "Quando ho scritto originariamente del maggiore Tom”, dichiarò Bowie, “pensavo di sapere tutto sul grande sogno americano, su dove è iniziato e dove avrebbe dovuto fermarsi. C’era la grande esplosione del know-how tecnologico americano che spinse questo ragazzo nello spazio, ma una volta arrivato lì non si ritrovò del tutto sicuro dei motivi che lo spinsero fin lì. Ed è lì che ho voluto lasciarlo”. Lì, dove tutt'oggi rimane fissa in orbita quella stella nera e scintillante che rappresenta l'eredità musicale di David Bowie. (Virgin Radio)