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24/06/2022
MASSIMO MORANTE
Decesso improvviso per il noto musicista romano, tra i fondatori dei Goblin e collaboratore di Renato Zero

24/06/2022
EUGENIO FINARDI
Pubblica ''Katia'', antipasto del suo nuovo album ''Euphonia Suite'', in uscita il prossimo settembre

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news - rassegna stampa

15/05/2022   EUROVISION 2022 - IL NOSTRO COMMENTO (SEMISERIO)
  Il contest secondo ''Sua Acidità'' Enrico Faggiano

Sgombriamo il campo da possibili sospetti o sotterfugi: da sempre, l'Eurovision Song Contest ha una forte, fortissima componente geo-socio-politica che ne condiziona le votazioni più di quanto non lo possano fare ugole o arrangiamenti.

Quindi, la vittoria dell'Ucraina era da mettere in preventivo, in un euromondo dove spesso con i "twelve points" si sono lanciati messaggi a questo o quel governo, a questa o a quella ideologia. Così come si votano gli stati amici (Cipro voterebbe per la Grecia anche se si presentasse una gara di rutti) e quelli che stanno simpatici: certo, la musica ha la sua percentuale, ma non necessariamente vince il più bravo. Anche perchè, in un coacervo di stili e culture, capire cosa sia meglio è davvero impossibile: quello che per un mediterraneo potrebbe parere musica da lunapark, è invece parte del mondo dell'est europeo, ad esempio.

La seconda cosa è che l'Ucraina, presente all'ESC da una ventina d'anni, ha una tradizione favorevolissima. Più dei cosiddetti "Big Five", i paesi automaticamente in finale. Sarà capacità di alleanze, o di portare musica che si accaparra voti di tutto il blocco ex sovietico: ergo, anche qua, la vittoria poteva starci anche senza bisogno di trovare altri significati. Poi è chiaro che se il televoto dona alla Kalush Orchestra 439 punti su 468, allora qualcosa l'Europa lo avrà voluto dire, ma questo - comunque la si pensi - non è argomento per un sito musicale.

Alla fine, Torino ne esce bene: dopo il ricordo dell'atroce 1991, l'Italia ha dimostrato che può organizzare manifestazioni di questo tipo. Chiaro, un format che non permette molte digressioni aiuta e non poco: ritmi rapidi, velocità, pochi fronzoli e la gioia di chi, davanti ai recenti Sanremi, era pronto a tagliarsi le vene ad ogni perdita di tempo. Poteva andare peggio, davvero.

E' stato poi l'ESC della posizione di rincalzo, ma nemmeno tanto, dell'Italia: meglio di altri Big Five (Francia e Germania in fondo alla classifica), Mahmood e Blanco hanno pagato una canzone non particolarmente eurofestivaliera, qualche stonatura - ammesso che la cosa conti - e il fatto che il bis, da 'ste parti, non è quasi ammesso: non capita da una trentina d'anni, quando peraltro vinceva sempre l'Irlanda.

E' stato l'ESC che ha fatto scoprire, ancora più di quanto non fosse stato negli ultimi recenti anni, questo simpatico carrozzone al pubblico italiano in toto: non è Sanremo, ripetiamo, nel bene e nel male. Con annessi e connessi: ne hanno parlato tutti, specie quelli che non sapevano nemmeno di cosa si trattasse, ma ormai che sui social ognuno si ritenga esperto di qualsiasi materia è un dato, ahinoi, di fatto.

Alla fine si tratta di uno spettacolo, meraviglioso spettacolo, televisivo: domani ci saremo già dimenticati delle canzoni e di tutto il resto, ancora più di quanto non capiti sulla riviera ligure. Ma ora scusatemi, devo portare una banana al lupo. Metti caso voglia mangiarsi mia nonna. (Enrico Faggiano)