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25/02/2024   UNA VOCE PER SAN MARINO
  Le impressioni del nostro inviato ''Sua Acidità'' Enrico Faggiano

Nato come simpatica alternativa low cost a Sanremo, la terza edizione di "Una voce per San Marino", la serata in cui si decide chi rappresenterà il Titano all'Eurovision Song Contest, è stata talmente imbarazzante da chiedersi se non sia il caso di ristudiare tante cose.

Scaletta improvvisata, presentatori in difficoltà, con alla fine Biggio a non nascondere nemmeno più le situazioni ridicole, gruppi che si ritrovano senza strumenti, il presidente di giuria che con una frase ("avevamo delle idee, poi alla fine le abbiamo cambiate") indirizza l'esito, che viene poi comunque spoilerato prima della proclamazione dei vincitori.

Al plurale, perchè laddove pareva scontata la vittoria di Loredana Bertè alla fine escono trionfanti, tra le perplessità della platea (che per tre quarti abbandona il teatro prima di risentire la canzone, cosa comunque difficile da fare perchè si erano dimenticati il microfono) gli spagnoli Megara.

Quattro ore e mezza di improvvisazione - ad un certo punto l'ospite Filippo Graziani che, abbandonato sul palco, si chiede cosa debba fare - cercando di raggiungere i tempi di Sanremo senza averne né i contenuti, né la qualità e la tecnologia, per una San Marino che fa il passo più lungo della gamba finendo, come si dice ora, in trend topic ma dalla parte sbagliata.

C'era Marcella e c'erano i Jalisse, con dignitosi brani che, se Sanremo non fosse diventato un raduno di adolescenti, non avrebbero sfigurato, anzi. C'era un Pago che arriva ultimo con una roba di immane banalità. C'è una strana combo anni '90 dove Corona e IceMC spiegano perché sia meglio risentire le loro vecchie cose piuttosto che le nuove. E altri meno noti, tra cui i La Rua ben si fanno apprezzare e altri, come normale, meno.

E poi Loredana. Che corteggiata per nobilitare la serata (con in mezzo un annesso miniconcerto di Cocciante, un interminabile pistolotto di Fabrizio Maffei sull'orgoglio del calcio locale, altri ospiti ad appesantire con finale intervento di Massimo Boldi, e Al Bano che se ne va prima di sapere i risultati, o forse proprio perché li aveva saputi) viene beffata da un gruppo di simpatici casinisti spagnoli. Forse più eurovisivi di lei ma assolutamente desolanti come scelta laddove, potendo puntare quest'anno sul voto dell'Italia nelle semifinali dell'ESC, si è andati a scegliere una cosa non in italiano.

Problemi acustici, premi minori che non vengono assegnati perché non erano stati avvertiti i premiati (!) e l'ultima, impopolarissima decisione, di mandare all'ESC chi, al netto dei gusti musicali, sono una strana occasione mancata. Con, alla fine, oltre ai Megara, unico festeggiante l'ex marito della Bertè. Casualmente svedese - per chi non lo sapesse l'ESC 2024 sarà in Svezia - e casualmente famoso, ovvero Borg.

Ma se a San Marino ci si è divertiti per le goffaggini e non per lo spettacolo (qualcuno lo ha definito ancora più imbarazzante del famosi Sanremo 1989, con gli sprovveduti figli d'arte a condurre), un motivo ci sarà. E l'ultima scena, ovvero i Megara che finalmente microfonati implorano la gente di non lasciare il teatro, a chiudere bellamente la nottata. A volare troppo senza capire quanto le proprie ali possano reggere, tutto ciò può succedere. (Enrico Faggiano)