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02/04/2024   MUSICA DI NICCHIA? MA PER FAVORE...
  Alcune argute considerazioni del nostro collaboratore Moreno Lenzi

Quante volte ci siamo imbattuti parlando di musica con amici, appassionati e persino nei seminari dedicati all’argomento nella parola nicchia, musica di nicchia; direi molto spesso.

Ma che significa “musica di nicchia”? Alcuni usano questa definizione (sai, io ascolto solo musica di nicchia) per voler apparire un po’ snob, per mostrarsi al di sopra degli altri, snobbando appunto quelli che invece, secondo il loro punto di vista, si dedicano all’ascolto esclusivo della musica proposta da artisti noti e celebri, o che, peggio ancora, si accontentano di ciò che passa il convento, ovvero di quella musica, di quelle canzoni trasmesse dal mainstream attraverso i più disparati canali di diffusione.

Però ci sono anche coloro che di apparire snob non gliene frega proprio niente e trovano comunque gran piacere e soddisfazione ascoltando musica (di nicchia? non di nicchia?) che semplicemente gli piace e gli dà emozioni, e ciò a prescindere dalla fama che possa avere un determinato musicista e dalla eventuale diffusione capillare e/o successo di vendite planetario di una specifica opera, in questo caso di una incisione discografica.

Per fare un esempio, è opinione comune tra gli appassionati di musica e soprattutto tra la gente comune in generale definire il prog, la musica classica, il jazz, il blues, il folk, l’operistica come “generi” di nicchia. E capita spesso che chi ama e ascolta questa musica sia additato come un soggetto che si autoincensa e che si sente superiore, seduto su un immaginario trono dal quale pontificherebbe con spocchiosa antipatia la sua presunta appartenenza ad una quanto mai improbabile e misteriosa élite di privilegiati!

L’errore è generalizzare, questo sconsiderato metodo di giudicare fatti, persone, correnti, opinioni, passioni che oggi appare sempre più diffuso nelle cose della vita - e la musica non è di certo esente da questa pratica - errore che è divenuto oramai una sorta di patologia collettiva, una moda da seguire tout court.

Personalmente mi sento libero di poter affermare al mondo intero che certe celebri pop/rock star miliardarie a me possono non interessare affatto e in taluni casi vanno ben oltre il mio disinteresse, che certe opere della musica moderna contemporanea aventi grande riscontro di pubblico io posso trovarle persino disturbanti, che il tale album osannato dalla critica e venduto in decine di milioni di copie a me può non piacere affatto. E mi voglio pure sentire libero di affermare che mi emozionano profondamente, talvolta fino a carezzarmi l’anima, le opere di autori e artisti come Gustav Mahler, Claude Debussy, Jules Massenet, Franz Liszt, Barclay James Harvest, Peter Hammill, Van Der Graaf Generator, Camel, Poco, Caravan, Kevin Ayers, Julian Cope, Isildurs Bane e tanti altri musicisti poco conosciuti dal grande pubblico (artisti di nicchia?) ma non per questo meno validi di certe osannate star che a volte brillano e non si sa bene perché.

E’ pleonastico affermare che le considerazioni da me sopra espresse sono assolutamente soggettive, di conseguenza si tratta nient’altro che di opinioni personali ed in quanto tali esse possono essere condivisibili così come pure discutibili, confutabili, dileggiabili, inaccettabili e quant’altro a seconda dei singoli punti di vista, dei percorsi culturali individuali e dei gusti musicali di ognuno. Devo dire però che per le mie preferenze, o gusti musicali che dir si voglia, sopra dichiarati non mi sento affatto uno snob né uno che ascolta generi di nicchia, bensì un puro e semplice amante della musica, la cui profonda passione per questa manifestazione artistica lo porta a individuare la musica preferita da ascoltare attraverso la ricerca, la conoscenza, l’informazione, l’esplorazione, la curiosità, gli stimoli dettati dal progressivo sbocciare di quelle profonde emozioni che solo la musica autentica sa dare per sua stessa natura, dunque senza condizionamenti dovuti a mode o a fattori quali la celebrità o meno di uno specifico artista.

Alcuni addirittura affermano che se un cantante o un gruppo vendono poco e quindi non riescono ad arrivare “al mondo” con le loro opere, automaticamente significa che la musica che propongono non abbia alcuna rilevanza e validità artistica e siano di conseguenza non di più che sfigati artistucoli, nella migliore delle ipotesi musicisti di nicchia, ciò detto con evidente accezione negativa e malcelata ironia spicciola e denigratoria.

Questo è un madornale errore di valutazione e di metodo che a mio avviso denota, proprio in coloro che portano avanti tali discutibili, superficiali e insensate affermazioni, che poi in fondo gli snob integralisti e mentalmente chiusi sono proprio essi senza magari neanche rendersene conto. Infatti se come unico fattore di valutazione dovesse valere soltanto la diffusione e la fama mondiali per dare un merito artistico a un musicista e alle sue opere, beh, allora significherebbe - dato per buono questo concetto - che gran parte del ciarpame suonante da decine di milioni di copie vendute e sparse per il globo avrebbe una qualità artistica a prescindere, in conseguenza di ciò automaticamente e sconsideratamente superiore ad album di indiscusso valore (in certi casi capolavori) come ''Britches Brew'' di Miles Davis o ''Cruel Sister dei Pentangle'', o ''Live at Filmore East'' della Allman Brothers Band o ''Io sono nato libero'' del Banco del Mutuo Soccorso, o ''In the Land of Grey and Pink'' dei Caravan ed altri, tanto per citare significativi esempi, solo perché lo dicono le cifre, solo perché il numero di copie vendute di queste opere non è di certo a sei zeri?

Assurdo, e che dire allora della musica classica? E’ risaputo che le vendite dei dischi contenenti incisioni di grandi opere anche di celebri (e conosciutissimi) compositori come Beethoven, Mozart, Vivaldi, Verdi, peraltro dirette e esibite da direttori e orchestre d’assoluta eccellenza, hanno notoriamente numeri di mercato risibili se non trascurabili, quindi? Valore artistico nullo? E quei pochi “disgraziati” (tra i quali il sottoscritto) che amano e ascoltano certe opere sarebbero “snobbisti” da musica di nicchia?

Consentitemi di dire che se dovessimo davvero accettare come unico metodo di valutazione della qualità artistica di un opera (incisione discografica in questo caso) soltanto i milioni e milioni di copie vendute, perché ciò starebbe a significare che l’opera stessa, essendo capillarmente diffusa e arrivando “al mondo”, dovesse valere solo per questo motivo... allora siamo proprio nell’errore, nella superficialità e persino nella negazione dell’umana creatività, nella mortificazione e nella mercificazione fine a sé stessa di un arte che. di fatto. si vorrebbe intendere essere assurta a pseudo tale o peggio.

Tornando dunque al concetto di “musica di nicchia”, a mio avviso questa definizione non ha luogo di esistere e non ha alcun senso, semmai si può affermare che esistono certe espressioni musicali il cui contenuto può incontrare difficoltà ad arrivare al grande pubblico e ad essere compreso da tutti essendo, per sua intrinseca natura, accessibile e fruibile soltanto per una ristretta cerchia di persone. Ma questa ristretta cerchia di persone - per le argomentazioni di cui sopra - non è composta di certo da soggetti da considerare (intendiamoci, né essi stessi dovrebbero considerarsi) appartenenti ad una classe di eletti privilegiati né tantomeno, nell’ipotesi opposta, da additare e screditare come altezzosi ostentatori di una presunta quanto inverosimile superiorità intellettuale, bensì trattasi unicamente di persone che semplicemente hanno una intensa, grande passione per la musica e la amano e rispettano profondamente nelle sue molteplici espressioni al contrario dei molti per i quali sempre più spesso essa rappresenta soltanto un superficiale modo di intrattenimento oppure una sorta di “colonna sonora” relegata a semplice corollario per altre occupazioni considerate principali, e consentitemi di asserire che tra questi metodi di fruire della musica c’è una differenza più che sostanziale (oserei dire abissale) di criterio, misura, rispetto e amore.

In definitiva, la mia opinione è che nell’approccio alla materia musica entrano in gioco ben altri fattori che sono strettamente personali come i gusti, la sensibilità individuale, le capacità di assorbimento e discernimento degli stimoli, l’elasticità mentale, l’amore per la ricerca di generi, correnti e contaminazioni, la famelica curiosità per il nuovo e l’inedito, la soggettiva predisposizione del singolo a setacciare e approfondire informazioni, passioni ed emozioni di cui “l’oggetto del desiderio”, nella fattispecie appunto la musica, è capace di trasmettere e tutto ciò inderogabilmente a prescindere dai numeri del mercato, dalla celebrità, dagli orientamenti manipolatori del mainstream, dalle mode e soprattutto dagli altrui “giudizi”.

Per concludere, che ognuno ascolti e goda della musica che preferisce e che non si venga fuori con assurdi e inappropriati epiteti appioppando etichette di snob o musica di nicchia o quant’altro; esiste la MUSICA (e qui c’entrano ben poco i generi, la fama, i milioni di copie vendute, la diffusione capillare di un album piuttosto che di un altro ecc. ecc.) e la musica prodotto(mal)suonante, ma quest’ultima considerazione è tutt'altra cosa e si aprirebbero ulteriori e interessanti motivi di analisi e riflessione. (Moreno Lenzi)