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30/11/2025
THE CURE
Il capolavoro ''The head on the door'' compie 40 anni, l'omaggio del nostro Gianmario Mattacheo

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30/11/2025   THE CURE
  Il capolavoro ''The head on the door'' compie 40 anni, l'omaggio del nostro Gianmario Mattacheo

È l’anno del quarantennale di “The head on the door”, ed è doveroso spendere due righe sul sesto e imprescindibile album in studio dei Cure.

Sono malato di classifiche: la migliore band, il mio scrittore preferito, il regista preferito, ecc. Poi mi faccio le sotto cartelle (classifica degli album del mio gruppo preferito; dei libri del mio scrittore preferito… e via discorrendo). Insomma, un archivio mentale su cui ogni psicoterapeuta sognerebbe di mettere le mani.

Ma tutto questo è per introdurre THOTD che, nella mia personalissima classifica, ha scalato posizioni su posizioni. Negli anni si collocava non nelle primissime posizioni, ma con il passare del tempo (complice anche il mio invecchiamento) ha fatto un balzo enorme, raggiungendo il secondo posto (solo dietro a “Disintegration”).

Sicuramente mi sono un po’ addolcito, quando qualsiasi cosa che fosse lontana da “Pornography” mi sembrava o inutile o troppo carica di miele. Ma, tornando a THOTD, direi che oltre ai miei gusti personali, riveste un’importanza unica all’interno della discografia del nostro.

E, come al solito, dietro una classifica si celano ragioni di cuore, con discorsi più oggettivi. Lasciando da parte le prime, perché ognuno avrà i propri gusti, è indiscutibilmente fondamentale l’album del 1985, perché sdogana finalmente e completamente il genio compositivo di Robert Smith.

È l’album, infatti, della compiuta consapevolezza artistica. Quello in cui, insomma, le diverse anime di Robert trovano piena cittadinanza. Dopo il 1982 ci fu una sorta di svolta pop (“Japanese”), e poi psichedelica (“The top”), ma furono due momenti che, per quanto brillanti, rimanevano episodi isolati. Con THOTD i Cure escono allo scoperto mettendo insieme l’anima cupa (noi diciamo dark) con quella pop di RS.

I testi delle canzoni sembrano dichiarare ai fan tutto questo. Basta leggere le parole della traccia d’apertura per capire quanto un passato recente, in cui un giovane Robert si sentiva già vecchio, si fosse trasformato in un presente multicolor.

Ancora, nella irresistibile “Six different ways” Robert lo dichiara più nettamente, quando riconosce e accetta tutti i suoi modi di essere e sentire (“Sei modi differenti dentro il mio cuore… e li terrò tutti stanotte”).

Ma poi nell’album dell’85 c’è proprio tutto, e tutto incanta. Da “Close to me”, passando per la conclusiva “Sinking”. Come si sta bene, sicuri, protetti e a casa, tra quei solchi di vinile. (Gianmario Mattacheo)