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01/03/2026
01/03/2026 SANREMO 2026 - IL NOSTRO COMMENTO (SEMISERIO)
Il Festival secondo ''Sua Acidità'' Enrico Faggiano
Arisa - Magica favola (arriva 4°) - Non ha ancora capito se vuol fare la donna o la santa (cit.), cinguettando racconti onirici che, boh, fanno pensare a grande qualità interpretativa ma come se fosse fatta con l'AI. E frasi prese dai Baci Perugina: ben cantate, ma sempre Baci Perugina.
Bambole di pezza - Resta con me (arriva 13°) - La paternale rock di chi poi alla fine si guarda come sono vestite che non altro. Appunto, si guarda più che ascoltare, perchè non è nulla di nuovo: scolastico, da discount. Anche se, almeno, ti sveglia un po'.
Chiello - Ti penso sempre (arriva 25°) - Ragazzo, grazie del pensiero, ma dell'ennesimo crooner che vuole palesarsi più scafato di quello che è non ce n'era proprio bisogno.
Dargen D'Amico - Ai ai (arriva 27°) - Sempre l'impressione di essere quello che ne sa un po' più degli altri e viene a farti la paternale. Alla fine viene voglia di fargli presente che di maestri non ce n'è esattamente bisogno sempre, eh...
Ditonellapiaga - Che fastidio! (arriva 3°) - Ops, pare nata e cresciuta sotto il Verbo delle sorelle Iezzi, ma non fa rimpiangere le caposcuola. Viene voglia di risentirla, forse sarà la senescenza. O il fatto che ogni tanto va bene anche scuotersi e non vivere di strazi altrui., anche un curioso elenco di cose fastidiose che ricorda i "non sopporto" di Battiato, ohilà, o quelli di Rino Gaetano.
Eddie Brock - Avvoltoi (arriva 30°) - La solita lamentela del giovin cornuto con canzone che ad un certo punto mette perfino un riff di chitarra (!), ma per sentirlo si deve restare svegli dopo l'inizio. 'Ste cose poteva farle Vasco, non un banale imitatore di Kekko dei Modà. E abbiamo detto tutto: andare a Sanremo non è obbligatorio, se non è il momento.
Elettra Lamborghini - Voilà (arriva 26°) - Pare abbia imparato a limitare le stonature (su una canzone dove per stonare, comunque, ci si deve impegnare) e, ohibò, non è nemmeno uno strazio come si poteva temere. Ok, molto anni '70, ma si sopravvive, e lei ci farà tutta l'estate: sa quale è il suo range, e non finge di essere altro.
Enrico Nigiotti - Ogni volta che non so volare (arriva 20°) - C'è veramente qualcuno che è riuscito ad arrivare in fondo ad una sua canzone senza cadere in letargo?
Ermal Meta - Stella stellina (arriva 8°) - Il modo più garbato per dare una risposta all'atroce domanda "definisci bambino". Gioco, partita, incontro.
Fedez e Masini - Male necessario (arriva 5°) - Qualcuno consigli un bravo psicologo per Fedez, che la pianti di usare Sanremo come luogo per farsi psicanalizzare il diretta. E chieda a Masini perchè rovinare un percorso di recupero con 'sta roba, che è poi solo ed irritantemente promozione di un brand, senza pandori.
Francesco Renga - Il meglio di me (arriva 23°) - La solita piacioneria nella quale la foto sulla confezione, in 'sto caso il titolo, non rappresenta il contenuto della medesima. Dovrà avere le chiavi dell'Ariston, visto l'essere sempre presente.
Fulminacci - Stupida sfortuna (arriva 7°) - Solita operazione del cantante non ancora maturo che porta roba che ti arriverebbe al secondo o terzo ascolto, ma per arrivare al secondo o terzo ascolto ci vorrebbe una profondità che qua ancora non c'è. Specie a Sanremo dove diventi un pesce rosso tra i pesci rossi.
J-Ax - Italia starter pack (arriva 15°) - Non ha ancora capito cosa voglia fare da grande, ma evidentemente se è arrivato fin qua pure il limbo nonpiùgiovane-che-fa-ilgiovane-ma-non-più-tanto funziona lo stesso. Un po' di country, ohibò: basta poco per risaltare, anche se è la solita trita solfa di luoghi comuni.
LDA e AKA 7even - Poesie clandestine (arriva 11°) - Inevitabile quota SU-LE-MANI partenopea, con annesso contratto prefirmato per la pubblicità di un caffè.
Leo Gassmann - Naturale (arriva 28°) - Negli anni '80 sarebbe stata una di quelle nuove proposte a vita, che passava sempre il primo turno ma non esplodeva mai. Ce ne faremo, per ora, una ragione.
Levante - Sei tu (arriva 14°) - Se la firma da sola, senza bisogno di altri quindici autori come va ora di moda. Basta questo: c'è personalità, anche se poi può piacere o non piacere.
Luchè - Labirinto (arriva 12°) - Basta rapper o presunti tali, basta con sofferenze, basta con disperazioni alla ricerca di angeli custodi che salvino la propria anima. Basta, basta.
Malika Ayane - Animali notturni (arriva 19°) - Sembra quasi giocare in infradito, senza nemmeno bisogno di fare salti mortali o portando la fattura dello psicologo. A prova che un po' di carattere ed esperienza male non fa, in mezzo ad impropri infanti.
Mara Sattei - Le cose che non sai di me (arriva 29°) - Ogni anno c'è una canzone che, proprio, non arriva. Boh, la stanchezza, la biodegradabilità, le ripetizioni. Ragazze, allegre, dai.
Maria Antonietta e Colombre - Felicità e basta (arriva 21°) - La componente coppia allegra, che dopo la separazione dei Coma Cose ce ne era bisogno. Pezzo tranquillo, biodegradabile e basta. I nuovi Ricchi e Poveri?
Michele Bravi - Prima o poi (arriva 22°) - Chiaramente il figlio di Rodolfo Santandrea. Anche lui a raccontare problematiche psicofisiche che, evidentemente, ogni cantante ritiene necessario usare per ammorbare la piazza.
Nayt - Prima che (arriva 6°) - Il solito rapper addolcito che va a Sanremo cercando di spiegare i suoi strazi esistenziali e di come voglia uscire fuori da buche generazionali facendo pagare alla gente l'obbligo di ascoltarlo. Mah.
Patty Pravo - Opera (arriva 24°) - Vabbè, garantita la quota mesozoica con annesso spot per la plastica. Al confronto pure l'ultima Ornella pareva uscire da un film con Tony Manero. Però se l'unica con carattere è lei, con annessa plastica, un problema c'è.
Raf - Ora e per sempre (arriva 18°) - Era già tornato a Sanremo una decina di anni fa con un lentone che si perdeva tra gli altri lentoni. Repetita non iuvant, specie se da lui la gente vuole principalmente un po' di ritmo. Avesse iniziato con "Now and forever" invece di "Self control", ora sarebbe un barista in attesa della pensione.
Sal Da Vinci - Per sempre sì (arriva 1°) - Quota neomelodica senza altro da dire, pronta a diventare l'inno dei matrimoni nei castelli delle cerimonie. Fine, prima del divorzio, del nuovo matrimonio, e alè altra canzone. Ma come siamo messi, se un neomelodico - tutto il rispetto - pare la cosa più innovativa di un festival con solo doppioni? Vince, e ora in tutte le pizzerie tedesche ci sarà solo lui.
Samurai Jay - Ossessione (arriva 17°) - Di Samurai c'è solo quello di Michael Cretu, altrimenti sei un All You Can Eat. Musica latina che Gigi D'Alessio userebbe come lato C, nemmeno B, di un proprio singolo. Abbiate pietà.
Sayf - Tu mi piaci tanto (arriva 2°) - Copia di mille riassunti, però per ragioni ignote anche allo scrivente prende un po' di più delle tremila cose simili. Vabbè, solito elenco di cose belle e meno belle, seguirà dibattito. Forse ha la faccia simpatica, boh, o tra i pochi che se lo incontri per strada non gli allunghi subito il portafoglio. Arriva secondo, forse ci avevo capito qualcosa.
Serena Brancale - Qui con me (arriva 9°) - La quota genitori-nonni deceduti e "le parole che non ti ho detto" che non manca mai. Dovrebbe essere messo nel testamento, "non in mio nome".
Tommaso Paradiso - I romantici (arriva 10°) - Fa il Tommaso Paradiso che imita Tommaso Paradiso a fare il cosplayer di Tommaso Paradiso. Evviva, urrà, senza se e senza ma. Se piace piace, se addormenta addormenta. Ronf.
Tredici Pietro - Uomo che cade (arriva 16°) - Ha le mani del padre. E non ha preso altro. Anzi no, le movenze, fin troppo estremizzate se non stai cantando "Uno su mille". E' un rap anni '80, quando era iniziata la moda e ancora non si sapeva come fare.