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24/09/2026
22/09/2026 IVANO FOSSATI
Il grande cantautore genovese compie 75 anni. Ed è uno tra i pochi che si è ritirato davvero...
Ivano Fossati compie settantacinque anni. In un Paese di tournée d’addio che non finiscono mai e di artisti resuscitati perfino dopo la morte, lui ha fatto la cosa più rara: ha salutato una volta sola, nel 2012, e non è più risalito su un palco. Non è debolezza. È l’ultima forma di rispetto rimasta.
La notizia più sorprendente che lo riguarda è che non c’è nessuna notizia. Nessun tour celebrativo, nessun disco-evento, nessuna reunion, nessuna ospitata a sorpresa. Uno dei più grandi autori della canzone italiana – perché è questo che è stato, prima ancora che un interprete – festeggia il compleanno nell’unico modo che si è scelto ormai da anni: in silenzio.
Fossati ha annunciato il ritiro il 2 ottobre 2011, in diretta da Fabio Fazio a ''Che tempo che fa''. Disse che ''Decadancing'', uscito quell’anno, sarebbe stato il suo ultimo disco. Non era la minaccia capricciosa di una rockstar, di quelle che durano il tempo di un comunicato. Il 19 marzo 2012, al Piccolo di Milano, ha fatto il suo ultimo concerto e da allora non è più salito su un palco. Punto. Quarantatré anni di carriera chiusi con una serata e, parole sue, nessuna nostalgia.
Fermiamoci un attimo su quanto tutto questo sia raro. Perché intorno a lui l’industria fa esattamente l’opposto. Elton John ha trasformato il proprio addio in un’opera in cinque atti: ''Farewell Yellow Brick Road'', annunciato nel 2018, si è trascinato per oltre trecento concerti fino al 2023. I Kiss hanno chiamato la loro tournée ''End of the Road'', l’hanno chiusa nel 2023 e hanno subito annunciato che sarebbero andati avanti come avatar digitali: l’addio trasformato in franchise. Cher ha fatto il suo tour d’addio definitivo a metà degli anni Duemila ed è tornata così tante volte che ormai la parola congedo, in bocca sua, fa sorridere. Il commiato è diventato un genere musicale a sé, con il suo merchandising e i suoi bis. Fossati no: lui il commiato l’ha fatto durare una notte.
C’è una sola crepa in questo silenzio, ed è bellissima proprio perché è una sola. Nel 2019 Fossati è rientrato per un disco, uno soltanto: ''Mina Fossati'', in coppia con l’altra grande assente della musica italiana, la donna che non si vede su un palco dal 1978. Due eremiti chiusi in uno studio a Lugano per fare un album che nessuno dei due avrebbe mai portato in tournée. Se proprio dovevi tornare, non potevi tornare in modo più coerente: niente passerella, niente red carpet, solo le voci. E poi di nuovo il silenzio.
E qui sta il paradosso più bello. Anche chi giura di non conoscerlo, Fossati lo ha cantato mille volte. È sua ''Pensiero stupendo'' di Patty Pravo. È sua ''Un’emozione da poco'', che portò Anna Oxa a Sanremo nel 1978. Sono sue ''E non finisce mica il cielo'' di Mia Martini, ''I treni a vapore'' di Fiorella Mannoia, ''Dedicato'' e ''Non sono una signora'' di Loredana Bertè. È sua, scritta a quattro mani con Fabrizio De André nel 1996, buona parte di ''Anime salve'', l’ultimo testamento del più grande di tutti. Senza contare i suoi, di titoli, diventati standard: ''La mia banda suona il rock'', ''La costruzione di un amore''. Ha regalato agli altri le canzoni che gli italiani sanno a memoria e si è tenuto per sé, gelosamente, il diritto di sparire.
L’anno scorso, in una delle sue rarissime uscite, ha spiegato che continua a comporre – al pianoforte, con la chitarra, per sé – ma che non sente più il bisogno di pubblicare: non ho più l’assillo del tempo, ha detto. E ha aggiunto una frase che spiega tutto il resto: la musica di oggi gli sembra svuotata di contenuti, di senso, consumata distrattamente invece che amata. Si può essere d’accordo o no. Ma è la posizione di un uomo che non tace perché non ha più niente da dire: tace perché non trova più la stanza giusta in cui dirlo.
In un’epoca che ha fatto dell’eterno ritorno un modello di business – i tour d’addio che rinascono, i franchise riesumati, perfino gli attori morti rianimati dall’intelligenza artificiale – Ivano Fossati resta l’ultimo che ha preso sul serio la parola fine. A settantacinque anni, il suo capolavoro più difficile non è una canzone. È il silenzio che è riuscito a tenere. (Showblitz.it)