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06/10/2026
DRINK PARADE - 101 CANZONI DA BERE D'UN FIATO
Esce un originale volume che associa 101 grandi brani ad altrettanti vini

02/10/2026
STEVEN WILSON
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06/10/2026   DRINK PARADE - 101 CANZONI DA BERE D'UN FIATO
  Esce un originale volume che associa 101 grandi brani ad altrettanti vini

Ha la grana nostalgica di un coming-of-age d'altri tempi, la sequenza di apertura di “Drink Parade. 101 canzoni da bere d’un fiato” (Arcana Edizioni, 320 pp., €18.50), l’ultimo saggio-jukebox firmato da Maurizio Pratelli.

Il giornalista milanese e veterano del Premio Tenco, nella giuria dal 2006, mette in scena un vero e proprio pitch autobiografico: un venerdì mattina dei primi anni '70, la sirena dell'ultima ora a scuola e la corsa frenetica di un bambino di nove anni per arrivare davanti alla radio prima che il leggendario Lelio Luttazzi lanci la sigla di Hit Parade. Un rito sacro, capace di imporre il final cut persino ai pranzi della nonna.

Con una splendida key art di copertina disegnata da Osvaldo Casanova e la prefazione di Alessio Brunialti, il libro non è la classica chart commerciale o una fredda tassonomia da botteghino. È piuttosto un road movie analogico e romantico, scritto con il ritmo sincopato di chi ha speso metà della vita nei retropalchi e l’altra metà a mappare i vigneti indipendenti più remoti.

Pratelli mette in piedi una scaletta di 101 stazioni elettriche ed acustiche, dove ogni track riceve il suo personalissimo "battesimo liquido". Niente etichette commerciali da grande distribuzione: qui il focus è tutto sulle produzioni indie, sui vini naturali e artigianali capaci di fare overperforming rispetto alle logiche industriali.

Per gli orfani delle storiche riviste musicali di culto, ''Drink Parade'' è una boccata d'ossigeno. La critica roots di Pratelli evita l'intellettualismo accademico per abbracciare una linea squisitamente calviniana, dove musica e vino condividono lo stesso DNA artigianale. Gli abbinamenti proposti dall'autore sembrano veri e propri colpi di genio da casting director: il folk stralunato di Lucio Corsi, scoperto da Pratelli ben prima del breakthrough mainstream, viene accostato alle radici di un Trebbiano toscano; il rock'n'roll primordiale di Elvis Presley si accoppia con le bollicine ancestrali di un moscato secco; mentre la parola profetica di Bob Dylan trova la sua perfetta controparte nella maestosità austera e nei lunghi silenzi di un Barolo delle Langhe.

Proprio la stazione dedicata al menestrello di Duluth rappresenta la climax emotiva dell'opera. Pratelli fa dialogare la voce "sabbia e colla" di Dylan, recentemente tornato in tour, con i tannini fitti e complessi di un nebbiolo da invecchiamento. Entrambi richiedono lo stesso trattamento: un ascolto — o una degustazione — lento, rituale, senza scorciatoie commerciali.

Dopo le ultime escursioni nella narrativa pura con i romanzi ''La fattoria del pop'' e ''Scendo prima del capolinea'' editi da Ultra Novel, Pratelli torna alle origini. ''Drink Parade'' raccoglie l'eredità della sua celebre trilogia ''Vini e Vinili'' — un franchise letterario che ha generato innumerevoli spin-off e imitazioni in tutto il Paese — ma ne ribalta le gerarchie. Questa volta sono le canzoni a prendersi il final cut e il centro della scena, mentre il vino naturale agisce da eccellente co-protagonista, esaltando la melodia principale.

Un volume che corre dritto, senza deviazioni retoriche. Una lettura da consumare on-set, con la puntina sul solco e il calice sollevato, per riscoprire il senso del tempo attraverso 101 hit nate per essere bevute d’un fiato. (Lorenzo Morandotti)