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news - rassegna stampa

13/09/2010   PHIL COLLINS
  Mentre esce il suo nuovo album, annuncia il suo addio alle scene

Sarà un lungo addio, ma sarà un addio. Phil Collins, rockstar pentita, non ha dubbi. Basta concerti, basta folle acclamanti, basta tour, viaggi, alberghi, basta perfino dischi. «Questo è l’ultimo», assicura seduto in una poltrona d’albergo a due passi da casa. Il disco si chiama ''Going back'', tuffo all’indietro negli anni della Motown, officina della black music, palestra della sua formazione estetica. Diciotto pezzi che diventano 29 in un package deluxe a cui («se il pubblico gradirà») seguirà un breve tour in Germania, Francia e Italia. «Sono un motore diesel, per spegnermi ci vuol tempo» scherza Phil, ma è davvero deciso a mollare senza nostalgie e rimorsi. E nessun rimpianto dei Genesis, su quel glorioso passato la pietra sopra è un macigno: «Il periodo in cui mi sono divertito di più nella mia vita è stato quando ho suonato con Eric Clapton nel disco ''August'', a metà degli anni Ottanta, e poi quando negli anni 90 ho suonato con la mia big band», dice a marcare le distanze dal gruppo di cui è stato batterista e vocalist e col quale pure ha venduto buona parte dei suoi 250 milioni di dischi: «Quello coi Genesis era un lavoro. Ci divertivamo soprattutto nei bis, quando potevamo suonare un po’ di blues. Ma il pubblico rimaneva male: cosa fanno? Non sono loro?». E’ sorprendente il distacco con cui Collins parla della band: «Per andare dietro al successo ho rovinato tre matrimoni. E’ una storia patetica». Così, adesso, ha voglia di cambiare: «Vado in pensione, ma la scelta non ha a che fare con la vicinanza dei 60 anni (a gennaio, ndr)» assicura. Ma è come se la vita dorata della star avesse tolto invece che dare: «Ho due bambini piccoli, Matthew e Nicholas, a cui voglio stare vicino. Per questo vivo qui, dove loro stanno con la mia ex moglie Orianne. La mattina alle 7 mi piace alzarmi per portarli a scuola. Voglio dare a loro quello che non ho dato agli altri miei tre figli più grandi. E mi piacerebbe passsare il Natale con tutti quanti insieme, compresi tre nipotini. Finora non è stato possibile perché qualcuno aveva sempre da fare. Ma capisco, sono stato io a non averli abituati a queste cose. E’ stato un disastro, davvero». L’annuncio del ritiro ha le credenziali dell’irrevocabilità: «Posso comporre e registrare a casa, senza l’obbligo di farne un disco. E, magari, suonare ogni tanto come farò a ottobre alla festa dei dieci anni della Little Dream Foundation assieme a Laura Pausini e Bryan Adams». Adesso, però, c’è da pensare al nuovo album. Un disco della memoria, affettuoso, molto personale, con hit come ''Papa was a rolling stone'', ''Uptight'', ''You can’t hurry love'', ''My girl'', ''Blame it on the sun'', un richiamo a personaggi come Stevie Wonder, Smokey Robinson, Curtis Mayfield, Marvin Gaye, pur con qualche assenza clamorosa. Per esempio, Ray Charles: «Non mi ha mai toccato particolarmente» risponde a sorpresa. Ma i gusti son gusti. E il cd è un omaggio sincero, elegante con le canzoni riproposte come erano: «Sono come le ascoltavo alla radio da ragazzo, per questo ho chiamato musicisti come i Funk Brothers, session men della Motown, e ho suonato la batteria come veniva suonata in quei dischi. Anche se ho tutt’ora grossi problemi dopo essermi operato prima al collo poi, quattro mesi fa, al tendine. Con la mano sinistra, io sono mancino, non riesco a stringere neppure il coltello per tagliare la carne. Così, mi sono dovuto far legare le bacchette con dei nastri adesivi. Che fatica!». Ma, stando a quanto dice (Phil è un signore timido e dimesso), ne valeva la pena. «La black music è stata la mia scuola, anche il jazz con John Coltrane, Buddy Rich, gran batterista. E’ da sempre che volevo fare un disco così, coi Genesis c’era l’obbligo di cantare sempre la musica dei Genesis». Impossibile dunque pensare a un’eventuale futura nuova reunion: «Nel 2004 è stato l’addio che prima non avevamo dato». E a cui ora, questione di mesi, ne seguirà un altro e più definitivo. A riprova di una stanchezza mentale che si aggiunge a quella fisica: «L’operazione alle vertebre cervicali l’ho dovuta fare dopo il tour coi Genesis, a causa di quel duetto scatenato alla batteria che facevo nel brano ''African chant''». Meglio, allora, prevedere un futuro tranquillo in riva al lago di Ginevra, diviso fra i figli piccoli e la passione di collezionista: ha speso una fortuna andando a raccogliere cimeli della celebre battaglia di Alamo. «Me ne sono appassionato da ragazzo, vedendo una celebre serie di telefilm della Disney». Il pezzo più prezioso della collezione è il fucile di David Crocket. (Il Messaggero)