NEDO  "Ci vuole iniziativa"
   (2026 )

L'esordio di Nedo è nel segno di un rock d'autore. Al secolo Edoardo Paussa, Nedo usa come punto di partenza della scrittura le proprie paure e paranoie, per reagire con un sound energico e tutto registrato in maniera diretta, senza eccessiva post produzione.

Le parole iniziali della prima canzone “Nina” tracciano il percorso nel solco della precarietà: “Nina, la mia stabilità è a picco da un po', anche se non lo do a vedere”. Il ritornello invoca un luogo sicuro dove rifugiarsi: “Se c'è un porto ci sono marinai, mica si può stare sempre in mare aperto”. Dal bridge in poi, l'arrangiamento è arricchito da un violino cinese.

“Quello che farò” è la dichiarazione di intenti e di forza: “Non è tempo di balbettare, ciò che vorrei, sigaretta in bocca e via col nuovo tasto play, lascio un ultimo messaggio e poi, vedrete me ne andrò”.

Con il brano andante “Passi indietro” mi torna in mente Gianluca Grignani, con questo bel ritornello: “Faccio un passo indietro e guardo la mia strada”. Dal passato lo sguardo si volge inevitabilmente al futuro: “La domanda è una, sola come me: dove sarà il mio domani?”.

Un'armonica a bocca fortemente riverberata caratterizza l'arrangiamento di “Fino in fondo”, dove anche la voce all'inizio viene effettata con uno slapback particolarmente esasperato, che fortifica la sensazione di sentirsi sperduto: “Mi ritrovo in un deserto, vado avanti ma non so cosa bere. Cerco acqua nel deserto (…) elettricità dietro un fulmine a ciel sereno. Porto avanti la mia volontà, una cosa di cui fare a meno”.

L'armonica a bocca continua ad accompagnarci in un brano che sa di autoanalisi, “Bandiere”: “Sono sicuro di essere perso, completamente perso. Ho mai gridato ''liberi tutti'' in una piazza affollata? Ho mai discusso credendo davvero di far la differenza? No, solo noia e pensieri di morte tra le mie mani. Io no, non sono pronto al domani. Cammino con le caviglie rotte dai morsi e dai rimpianti, tengo a fatica il passo con il mondo, trascinando le mie pietre”.

Ad aumentare lo sconforto in questo scoraggiamento realistico, arrivano le paranoie irrealistiche, cioè i “Tarli”. Un 6/8 con la chitarra “sgangherata” (suonata in maniera flemmatica sui battiti, strascicata) accompagna il viaggio di autocoscienza: “Affondo nei pensieri che da sempre sono il mio laccio, mi tagliano il cervello come una gelida lama di ghiaccio (…) Ho un odio viscerale dentro me”.

Ma se pensate che la reazione di Nedo sia quella di un life coach che adotta la resilienza (termine abusato e ormai svuotato del suo significato), “Cappello” smonta con una musica divertita questa prospettiva machista: “Dico no al fare da campione, lo so che fa rima con… me”.

Gli ultimi due brani coniugano la filosofia con il funk rock. Il ritornello di “Bagni di rovi” è arricchito da un coro femminile soul, cantando che questo percorso a ostacoli, anche dolorosi, un giorno sarà utile, come recita un libro: “Bagni di rovi, bagni di rovi, fan bene alla mente e alla circolazione. Bagni di rovi, bagni di rovi, servono a tutti, ma proprio a tutti”.

L'altro pezzo funk, che per certi versi ricorda i groove che Saturnino tira fuori per Jovanotti, si chiama “Futuro”. Dopo un intero album demotivato ci aspettiamo la pietra tombale finale, e invece il ritornello è un mantra: “La speranza è viva ma ci vuole iniziativa!” .

“Ci vuole iniziativa”, titolo dell'album, ci presenta un artista che fa della sua debolezza il punto di forza, alla quale corrisponde un sound grezzo e vivo. Un buon punto di partenza, anzi di ripartenza per il sottobosco musicale, non solo per Nedo, ora che stanno crollando le truffe della musica finta, pompata dalle agenzie che creano finti profili per sostenere gente improbabile sui social. Sosteniamo iniziative musicali come quella di Nedo! (Gilberto Ongaro)