LE UN  "25 pièces sans vide"
   (2026 )

''25 pièces sans vide'', uscito per la label Unrec, è un lavoro che si muove con coerenza all’interno di un’estetica minimale e concettuale, ma che allo stesso tempo riesce a evitare l’aridità grazie a una forte identità sonora. Il titolo (“25 pezzi senza vuoto”) suggerisce immediatamente l’intenzione: una raccolta frammentata, composta da microstrutture, che però non lascia spazi morti, né a livello compositivo né emotivo.

Il disco è articolato in brevi tracce – quasi vignette sonore – che poggiano su un equilibrio delicato tra elettronica, glitch e una sensibilità quasi cameristica. Non c’è un vero e proprio sviluppo narrativo tradizionale: piuttosto, ogni brano è un momento autosufficiente, ma inserito in un flusso continuo che trova forza proprio nella sua frammentazione.

Le UN lavora molto sul dettaglio: microvariazioni ritmiche, texture granulari e suoni che emergono e scompaiono rapidamente. È un ascolto che richiede attenzione, perché gran parte della profondità del disco si nasconde nelle sfumature.

L’atmosfera è sospesa, a tratti astratta, ma mai fredda. Pur evitando melodie esplicite o strutture tradizionali, il disco trasmette una certa intimità, come se ogni traccia fosse un appunto personale o una miniatura emotiva.

Alcuni momenti sfiorano l’ambient, altri si avvicinano a territori più ritmici, ma senza mai cedere a logiche da club. L’impressione è quella di un lavoro pensato più per l’ascolto in cuffia che per una fruizione distratta.

Tra i punti di forza dell'opera, dipanata su 3 CD, va certamente annoverata la coerenza concettuale: il formato in 25 pezzi brevi non è un espediente formale, ma il cuore del progetto. C'è poi molta ricchezza timbrica: ogni traccia introduce elementi differenti pur restando nel medesimo universo sonoro. Va poi sottolineata la precisione compositiva: nulla sembra casuale, anche nelle parti più rarefatte.

Per alcuni ascoltatori, la mancanza di picchi emotivi evidenti o di melodie riconoscibili potrebbe risultare ostica. Il rischio di una certa uniformità percettiva c’è, soprattutto durante un ascolto continuativo.

Non esiste una gerarchia “ufficiale” di brani più famosi in ''25 pièces sans vide'', anche perché l'album è concepito proprio come un insieme unitario di micro‑pezzi, più che come una raccolta di tracce autonome con identità fortemente separata. Tuttavia, durante l’ascolto emergono alcuni momenti più significativi, non tanto per titolo, quanto per funzione e impatto.

Le prime tracce sono fondamentali perché stabiliscono il linguaggio del lavoro: introducono l’estetica minimale, definiscono il tipo di suono (granulare, frammentato, preciso), e sono “programmatiche”: aiutano l’ascoltatore a entrare nella logica del disco.

Tra i 25 pezzi, alcuni si distinguono per una presenza ritmica più marcata: pattern elettronici più evidenti, ed uso del glitch in chiave quasi percussiva. Questi momenti creano contrasto con le parti più rarefatte e sono spesso quelli che restano più impressi.

Altri episodi rallentano invece drasticamente il tempo: texture dilatate, suoni tenui e stratificati, quasi assenza di ritmo. Questi pezzi rappresentano il lato più contemplativo del progetto e contribuiscono alla sua profondità emotiva.

Intorno alla metà del disco si trovano spesso le tracce che fanno da “cerniera”: collegano momenti diversi, mostrano variazioni sottili ma decisive, sono meno appariscenti, ma cruciali per la coerenza complessiva.

Le ultime tracce sono tra le più significative, perché tirano le fila dell’ascolto, spesso riducono ulteriormente gli elementi, lasciando una sensazione di sospensione o dissolvenza.

In sintesi, più che singoli “highlight” isolati, ''25 pièces sans vide'' funziona per curve di attenzione: alcuni pezzi emergono per ritmo, altri per silenzio, altri ancora per densità timbrica. I più significativi sono proprio quelli che creano contrasto all’interno del flusso.

Questo è quindi un disco che premia la pazienza e l’ascolto attento. Più che un insieme di canzoni, è un oggetto sonoro unitario, costruito su sottrazione e micro-dinamiche. Le UN dimostra una visione chiara e una capacità notevole nel lavorare sulla materia sonora, offrendo un lavoro raffinato, rigoroso e immersivo. (Andrea Rossi)