MOE & IKURO TAKAHASHI FEATURING SIGNE EMMELUTH  "Live at Børsen Kulturhus"
   (2026 )

''Live at Børsen Kulturhus'', uscito per ConradSound, non è soltanto un nuovo capitolo nella vasta discografia dei MoE: è un documento identitario, un manifesto sonoro che racchiude vent'anni di ricerca, relazioni artistiche e tensione verso l'ignoto.

La particolarità dell'album risiede anzitutto nel suo valore storico: si tratta infatti della prima registrazione dal vivo pubblicata dal trio norvegese e, contemporaneamente, della prima testimonianza discografica realizzata all'interno del Børsen Kulturhus, il centro culturale e produttivo che Guro S. Moe e Håvard Skaset hanno costruito alle porte di Oslo come naturale estensione della loro visione artistica.

Per una formazione che ha sempre privilegiato il movimento, l'incontro e la trasformazione continua, l'assenza di un album live appariva quasi paradossale. Da quasi due decenni i MoE attraversano la scena sperimentale europea e internazionale con una costanza impressionante, alternando noise rock, improvvisazione radicale, jazz destrutturato, composizione contemporanea e collaborazioni con artisti provenienti dagli ambiti più disparati.

Eppure è solo ora che decidono di fissare su disco l'energia irripetibile del palco. La scelta del luogo non è casuale: il Børsen Kulturhus rappresenta infatti il punto di convergenza di tutte le traiettorie percorse finora.

Più che uno studio di registrazione, il Kulturhus è un ecosistema creativo. Tre studi, una biblioteca, una residenza per artisti, spazi di ricerca e sperimentazione sonora convivono sotto lo stesso tetto della casa in cui vivono gli stessi Moe. Questo dettaglio biografico si riflette profondamente nell'atmosfera dell'album: l'ascolto restituisce la sensazione di trovarsi non tanto davanti a una performance pubblica, quanto nel cuore pulsante di una comunità artistica che si autorigenera attraverso il dialogo e la condivisione.

La presenza di Ikuro Takahashi e della sassofonista danese Signe Emmeluth amplifica ulteriormente questa dimensione collettiva. Takahashi, figura storica dell'underground giapponese, porta un approccio alla batteria estremamente sensibile alle variazioni timbriche e alle dilatazioni del tempo.

Emmeluth, tra le personalità più interessanti della nuova scena improvvisativa nordica, introduce invece una voce capace di muoversi con sorprendente naturalezza tra abrasione, lirismo e furia controllata. Insieme ai MoE formano un organismo sonoro mobile, sempre sul punto di collassare eppure costantemente tenuto in equilibrio da una lucida consapevolezza collettiva.

L'elemento più affascinante di ''Live at Børsen Kulturhus'' è proprio la sua capacità di tenere insieme mondi apparentemente inconciliabili. Le esplosioni noise non vengono mai vissute come semplice aggressione sonora, ma assumono il carattere di fenomeni naturali in continua mutazione.

Le lunghe sezioni improvvisate si sviluppano come esplorazioni topografiche di territori sconosciuti, dove ogni musicista contribuisce a ridefinire il paesaggio comune. I bassi profondi e magnetici di Guro S. Moe fungono spesso da asse gravitazionale, mentre la chitarra di Håvard Skaset oscilla tra astrazione rumoristica e improvvisi slanci melodici. Attorno a loro, Takahashi ed Emmeluth alimentano una tensione costante che impedisce alla musica di trovare una stabilità definitiva.

Ciò che emerge con forza è l'idea di una musica che non vuole essere catturata o cristallizzata. Anche nel momento in cui viene registrata, continua a sfuggire, a trasformarsi, a suggerire percorsi alternativi. In questo senso il disco diventa la perfetta incarnazione dello spirito che anima il Børsen Kulturhus: uno spazio pensato non per conservare forme concluse, ma per favorire processi, incontri e possibilità.

Lontano dall'essere una semplice celebrazione del proprio passato, ''Live at Børsen Kulturhus'' guarda chiaramente al futuro. Il disco testimonia come i MoE abbiano raggiunto una rara maturità artistica: non quella che porta alla definizione di un linguaggio stabile, ma quella che consente di rimetterlo continuamente in discussione.

Dopo oltre venti pubblicazioni e una presenza costante nelle aree più vitali della musica sperimentale contemporanea, il gruppo norvegese riesce ancora a sorprendere, affidando alla dimensione live il compito di mostrare la natura più autentica del proprio percorso.

Più che un album dal vivo, questa registrazione è l'inaugurazione simbolica di una casa aperta alla creatività collettiva. E proprio per questo rappresenta uno dei documenti più significativi della storia dei MoE: non la semplice fotografia di un concerto, ma il ritratto di una comunità artistica in piena espansione. (Andrea Rossi)