MARIO HOSSEN & PIERO BARBARESCHI  "Bach - Schumann: Sonatas and partitas I"
   (2026 )

Con questo primo volume dedicato alle ''Sonatas and Partitas'' di Johann Sebastian Bach, nella versione con accompagnamenti pianistici elaborati da Robert Schumann, Mario Hossen e Piero Barbareschi affrontano un terreno interpretativo fra i più delicati e affascinanti della storia della ricezione bachiana.

Non si tratta semplicemente di eseguire Bach attraverso una lente romantica, ma di restituire vita a un momento culturale in cui la nozione moderna di “testo sacro” non si era ancora pienamente affermata e il dialogo con il repertorio del passato passava naturalmente attraverso l'intervento creativo, l'annotazione, la trascrizione e il commento.

In questa prospettiva il pianoforte di Schumann assume un significato che trascende radicalmente la funzione ancillare dell'accompagnamento. Le parti aggiunte dal compositore tedesco non intendono colmare presunte lacune dell'originale, né trasformare le Sonate e Partite in opere diverse.

Al contrario, esse testimoniano l'atto stesso dell'ascolto romantico: Schumann si pone di fronte al monumento bachiano con reverenza assoluta, ma sente al contempo la necessità di manifestare ciò che quella musica suggerisce alla sensibilità del suo tempo.

Le sue integrazioni diventano così una sorta di riflessione in tempo reale sulla polifonia implicita del violino solo, un tentativo di rendere udibile il fondamento armonico che l'immaginazione dell'ascoltatore già percepisce dietro la linea strumentale.

Proprio qui risiede l'originalità della lettura proposta da Hossen e Barbareschi. L'autorità di Bach è talmente pervasiva da impedire che qualsiasi intervento esterno possa affermarsi come autentica riscrittura. Il centro di gravità rimane costantemente affidato al violino, e Mario Hossen ne comprende perfettamente la responsabilità.

Il suo suono possiede chiarezza architettonica, slancio cantabile e una notevole consapevolezza delle tensioni polifoniche che attraversano ogni pagina. Nelle fughe come nei movimenti più lirici, il violinista bulgaro lascia emergere la sorprendente autosufficienza della scrittura bachiana, quella capacità quasi miracolosa di costruire interi universi sonori attraverso una sola linea melodica.

Piero Barbareschi, dal canto suo, evita accuratamente ogni tentazione di protagonismo. Il pianoforte non invade lo spazio del violino, ma ne evidenzia le prospettive, come una luce che ne rende più leggibili i rilievi senza modificarne la struttura.

Gli accordi schumanniani introducono una profondità prospettica nuova, storicizzano il discorso e ne sottolineano gli aspetti armonici con una discrezione che non rinuncia tuttavia alla propria identità estetica.

Si avverte continuamente la presenza di una sensibilità ottocentesca assetata di radici, desiderosa di ritrovare in Bach il fondamento di una tradizione e insieme il modello di una trascendenza musicale.

L'ascolto si sviluppa dunque su due piani temporali perfettamente sovrapposti. Da una parte vi è l'incontro diretto con Bach, con la sua vertiginosa capacità di generare complessità, tensione e movimento da una singola voce strumentale. Dall'altra si assiste a qualcosa di altrettanto affascinante: l'ascolto che Schumann fa di Bach.

Le aggiunte pianistiche diventano traccia documentaria di una ricezione storica, testimonianza sonora di come il Romanticismo abbia cercato di comprendere e assimilare il maestro di Lipsia.

È proprio questa duplice prospettiva a costituire il valore principale del disco. Hossen e Barbareschi non propongono una curiosità filologica né una semplice operazione di recupero repertoriale. La loro interpretazione restituisce la complessità di un rapporto storico, mostrando come il dialogo fra le epoche possa arricchire la percezione di un capolavoro senza comprometterne l'identità.

Il risultato è un'esperienza di ascolto particolarmente stimolante: Bach continua a parlare con voce inconfondibile, ma accanto a lui si percepisce la presenza discreta e pensosa di Schumann, che ne osserva la grandezza e ne prolunga l'eco attraverso la propria immaginazione.

In questo senso ''Bach - Schumann: Sonatas and Partitas I'' è molto più di un'incisione violinistica. È una riflessione sonora sulla memoria della musica, sulla continuità della tradizione e sulla possibilità che ogni autentico atto interpretativo sia, in fondo, anche un atto di ascolto.

Hossen e Barbareschi riescono a trasformare questa idea in esperienza concreta, offrendo una lettura colta, equilibrata e profondamente suggestiva, nella quale il passato non viene musealizzato ma rimesso in circolo come dialogo vivo fra coscienze artistiche lontane nel tempo eppure ancora sorprendentemente vicine. (Andrea Rossi)