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ERACLEA "Deriva"
(2026 )
''Deriva'' è un titolo che suggerisce smarrimento, abbandono alle correnti, perdita di controllo. Eppure il secondo capitolo discografico degli Eraclea racconta l'esatto contrario: una navigazione inquieta ma consapevole, un viaggio nelle profondità che trova nella tensione verso la luce la propria ragione d'essere.
Dopo l'esordio di ''Toboga'', la formazione trevigiana compie un passo deciso verso una dimensione sonora più ampia e cinematografica, confermando una personalità che sfugge alle classificazioni più immediate.
Nati nel 2019 dall'incontro di cinque musicisti all'interno di un teatro stabile sperimentale, gli Eraclea sembrano aver conservato nel proprio DNA quella naturale propensione alla narrazione scenica. Le loro composizioni non procedono per semplice accumulo di riff o melodie, ma per quadri, movimenti, mutazioni.
L'arrivo del sesto elemento Luca Maccioni al sassofono completa ulteriormente una tavolozza timbrica già ricca, trasformando il fiato in una voce capace di insinuarsi tra le crepe di un impianto sonoro robusto e stratificato.
In ''Deriva'' convivono elettronica pulsante, batteria ossessiva, chitarre sature e distorte, linee di sax che sembrano emergere come segnali da una frequenza lontana. Il risultato è un clima costantemente in bilico tra post-rock, kraut, noise e suggestioni dark-wave, senza che nessuno di questi riferimenti riesca davvero a esaurire il significato dell'opera.
Gli Eraclea preferiscono infatti costruire paesaggi emotivi piuttosto che aderire a una grammatica di genere. L'immagine evocata dalla band è particolarmente efficace: una barca che si trasforma in astronave mentre risale dal fondo. È la metafora che attraversa silenziosamente tutto il disco.
Le tracce sembrano partire da una condizione di compressione, quasi di soffocamento, per svilupparsi in aperture improvvise e liberatorie. Le ritmiche ripetitive assumono una funzione ipnotica, mentre l'elettronica non lavora per decorazione ma come forza motrice, creando un movimento incessante che trascina l'ascoltatore all'interno del viaggio.
Ciò che colpisce maggiormente è la capacità del gruppo di gestire le dinamiche. La densità sonora non si traduce mai in semplice pesantezza: anche nei momenti più abrasivi permane una notevole lucidità compositiva. Le chitarre erigono muri di rumore che non chiudono l'orizzonte ma, paradossalmente, lo ampliano.
Il sassofono, dal canto suo, agisce come elemento di disturbo e insieme di orientamento, una sorta di faro intermittente che guida attraverso la nebbia elettrica. Se ''Toboga'' aveva il fascino delle prime esplorazioni, ''Deriva'' possiede la sicurezza di chi ha individuato una rotta personale. Merito anche dell'incontro con Dischi Soviet Studio, avvenuto nel 2022, che continua a rivelarsi un contesto ideale per valorizzare una proposta tanto ambiziosa quanto sfaccettata.
Più che un semplice album, ''Deriva'' appare come una traversata. Un'opera che invita a lasciarsi trascinare dalle correnti senza rinunciare alla ricerca di un approdo. Gli Eraclea dimostrano che il concetto di deriva non coincide necessariamente con la perdita: può essere, al contrario, il modo più autentico per ritrovare una direzione.
E quando l'ultima nota si dissolve, resta la sensazione di aver assistito non a una fuga dal buio, ma a una lenta e ostinata riconquista della luce. (Andrea Rossi)