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ANGELO BRANDUARDI "Da Francesco a Francesco (10th anniversary edition)"
(2026 )
“Da Francesco a Francesco”, da San Francesco al pontefice Bergoglio, i popoli europei hanno visto e vissuto tanti mutamenti storici e antropologici spesso indipendenti dalla volontà delle persone comuni. Ma l’aspirazione dell’anima verso una forma di bellezza eterna e superiore, che trascenda la caducità della carne, è sempre rimasta uguale.
È forse per questo motivo che i prodotti artistici nati nei tempi antichi continuano a svolgere oggi la stessa funzione catartica per la quale furono creati allora.
Non c’è dunque da stupirsi se quando si ascolta, per esempio, un concerto di Vivaldi, una cantata di Bach o una danza popolare medievale, spesso si è colti da un entusiasmo forse più spontaneo e più fresco rispetto a quando si ascoltano i vari generi della musica moderna…
A dieci anni dalla prima pubblicazione dell’opera e al compimento – il 3 ottobre 2026 – di otto secoli dalla morte di Francesco d’Assisi, la casa discografica Lungomare rende omaggio alla gioia eterna e ai veri valori della vita umana dando alla luce una nuova edizione, rimasterizzata, dell’album “Da Francesco a Francesco” di Angelo Branduardi.
Come ormai è noto, il progetto mette insieme due dei dischi precedenti del grande cantautore:“Futuro antico I” (1996) e “L’infinitamente piccolo” (2000). Due dischi apparentemente diversi, ma entrambi permeati dalla purezza delle musiche e dei testi poetici di una volta, dei tempi in cui la devozione cristiana e i sentimenti “laici” (come l’amor cortese o l’allegria dei popoli all’arrivo della stagione calda) convivevano in armonia nelle chiese, nelle feste popolari, alle corti nobiliari e nei cuori delle genti.
Oltre alla dedizione e al talento artistico del Maestro Branduardi e della moglie Luisa Zappa, alla base di ognuno dei 21 brani si trova anche un approfondito lavoro intellettuale, una ricerca paziente e minuziosa fra svariate fonti scritte dell’Europa medievale.
I testi dei brani tratti da “Futuro antico I” – disco registrato con la collaborazione, tra l’altro, dell’orchestra “Chominciamento di gioia” – fanno ascoltare le sonorità di diverse lingue parlate sul nostro continente tra l’undicesimo e il quattordicesimo secolo: in occitano (lingua d’oc) vengono cantate la balada trobadorica anonima “A l’entrada del temps clar” (contenuta nel Canzoniere di Saint-Germain-des-Prés), “La Redonda” del trovatore Guiraut Riquier (Giraldo Ricchieri) e l’estampida vocale “Calenda maia” di Raimbaut (Rambaldo) de Vaquéiras, mentre il virelai dal titolo “Comment qu’à moi” appartiene al poeta Guillaume de Machaut ed è in lingua d’oil.
Dello stesso disco fanno parte due canti devozionali (preghiere) per la Santa Vergine Maria, di una rara bellezza, entrambe tratte dal Llibre Vermell de Montserrat, scritto in catalano antico: “Imperayritz de la ciutat joyosa” e “Los set goyts”, canto il cui testo riguarda i sette gaudi della Vergine e che veniva ballato in cerchio da pellegrini e chierici sul sagrato del Santuario di Montserrat. Anche “Edi Beo Thu, Heven Quene” (“Benedetta sei tu, regina del Paradiso”), canto anonimo in inglese antico, è stato dedicato allo stesso dolce volto mariano…
In tedesco alto medievale viene celebrata la donna amata dal poeta Wizlaw von Rügen nel canto cortese “Loibere risen” (“Le foglie cadono”), mentre due canti in latino – “Gaudete” e “Personent hodie”, che vengono a formare un brano unico – pubblicati nella raccolta finlandese-svedese Piae Cantiones nel 1582, lodano la nascita di nostro Signore Gesù Cristo.
L’altro disco, “L’infinitamente piccolo”, mette in musica testi curati da Luisa Zappa Branduardi partendo da “fonti francescane”, ovvero scritti di San Francesco stesso o di autori dell’epoca che hanno raccontato momenti significativi della vita del santo. Fra questi, i più popolari sembrano essere “Il cantico delle creature”, “Il lupo di Gubbio” e la parte dedicata a San Francesco della “Divina Commedia” di Dante Alighieri (il Canto XI del “Paradiso”)…
La povertà, la mitezza e l’obbedienza sono temi centrali di brani ispirati ai Fioretti di San Francesco, come “Il sultano di Babilonia e la prostituta” (cantato da Branduardi insieme a Franco Battiato, accompagnati dall’orchestra di organetti e percussioni La Viola diretta da Alessandro Parente) o “La predica della perfetta letizia”, ma anche di due canti strettamente legati alla vita monacale: “La Regola” (ispirato alla Regola francescana) e “Audite poverelle”.
“Audite poverelle” riprende fedelmente l’omonima preghiera in volgare antico scritta da San Francesco per la Santa Chiara e per le clarisse (chiamate anche “le poverelle”) di San Damiano. La melodia e gli arrangiamenti di questo canto hanno una grande forza suggestiva: impressionano gli effetti corali polifonici realizzati in collaborazione con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e l’intermezzo strumentale che – pur essendo in origine prodotto con gli strumenti elettronici da Carlo Gargioni – pare che si presti molto bene a essere eseguito con organi, clavicembali e strumenti a fiato del periodo preclassico.
Due canti particolari si riferiscono al potere della fede: “Il trattato dei miracoli” – il cui testo si basa sul “Tractatus de miraculis” (1250-1254) scritto da Tommaso da Celano, il primo biografo di San Francesco – e “Nelle paludi di Venezia Francesco si fermò per pregare e tutto tacque”, ispirato alla “Leggenda Maggiore” di San Bonaventura.
Dal punto di vista musicale, “Il trattato dei miracoli” lascia il segno grazie alle sonorità celestiali del dulcimer e al ritmo quasi giocoso sottolineato dalle percussioni, mentre “Nelle paludi di Venezia…” – con la voce femminile e la chitarra classica del gruppo portoghese Madredeus – introduce l’ascoltatore in un’atmosfera di mistero, di pace e di comunione con la natura.
Non ha bisogno di presentazione il “Salmo”, creato e diretto da Ennio Morricone, che con reverente sobrietà conclude “L’infinitamente piccolo”. E che dire del brano “La morte di Francesco”…? Sembrano echi del Paradiso le voci del celebre gruppo corso I Muvrini, il motivo strumentale di quattro suoni presente anche in “Shine On You Crazy Diamond” dei Pink Floyd (vero e proprio “B-A-C-H” della musica rock) e soprattutto il flauto di Pan suonato da Branduardi stesso: la sonorità di quest’ultimo e il “dialogo” melodico tra voce e strumento ricordano senz’altro la doina, antico canto dei pastori della Romania oggi patrimonio UNESCO, che da secoli accompagna i contadini romeni nei momenti di tristezza e di nostalgia.
Non è certo, ma non è da escludere che il Maestro Branduardi abbia conosciuto di persona – magari in contesto francese – il grande musicista Gheorghe Zamfir, colui che ha reso famosa nel mondo la musica tradizionale romena suonata con il flauto di Pan. Tra l’altro, del repertorio del Maestro Zamfir fa parte anche la canzone “Mă suii în dealul Clujului” (“Salii sul colle di Cluj”), il cui ritornello può essere facilmente riconosciuto nel brano “La raccolta” presente sull’album “Cogli la prima mela” (1979) di Angelo Branduardi.
“Da Francesco a Francesco” è un importante lavoro musicale, del quale ogni melomane ne dovrebbe possedere la più recente versione. Forse qualcuno può trovare difficile percepire come unico prodotto un album formato da due dischi distinti, ciascuno con la propria individualità... Ma ci sarà un motivo per tale scelta discografica, come per tutte le cose di questo mondo che il Creatore ci ha donato. Viva la grande Musica! (Magda Vasilescu)