MICHAEL TSALKA  "Bach - The art of fugue"
   (2026 )

''Bach - The Art of Fugue'', affidata alle mani di Michael Tsalka, è un'incisione che si confronta con uno dei più grandi enigmi della storia della musica occidentale senza inseguire facili soluzioni.

Il pianista e interprete olandese-israeliano, noto per la sua attività su una vasta famiglia di strumenti a tastiera storici e moderni, affronta il monumentale BWV 1080 con la consapevolezza che ogni esecuzione di quest'opera rappresenta inevitabilmente una presa di posizione estetica, oltre che musicale.

Scrivere de ''L'arte della fuga (Die Kunst der Fuge)'' è un'impresa ardua quasi quanto eseguirla. Il motivo è semplice: non sappiamo davvero cosa fosse nelle intenzioni definitive di Johann Sebastian Bach. Rimasta incompiuta alla morte del compositore, l'opera non contiene indicazioni precise sull'organico e non beneficia di una tradizione esecutiva consolidata.

Da oltre due secoli musicologi, esecutori e studiosi cercano di sciogliere interrogativi che restano aperti: si tratta di un trattato teorico? Di un'opera destinata alla tastiera? Di una summa filosofica e musicale? Le risposte continuano a moltiplicarsi senza mai apparire definitive.

Proprio questa ambiguità ha alimentato una straordinaria ricchezza interpretativa. ''L'arte della fuga'' vive oggi in centinaia di versioni: all'organo, al clavicembalo, al pianoforte moderno, con ensemble di strumenti antichi, quartetti d'archi, orchestre da camera e persino formazioni vocali. In questo panorama affollato, il lavoro di Tsalka si distingue per equilibrio e lucidità.

L'interprete evita sia la severità accademica sia gli eccessi romantici, privilegiando una lettura trasparente che mette al centro la struttura contrappuntistica. Ogni voce viene scolpita con cura, permettendo all'ascoltatore di seguire il dispiegarsi delle linee melodiche senza che il discorso perda naturalezza. La complessità delle fughe non viene mai esibita come virtuosismo intellettuale: Tsalka sembra piuttosto voler mostrare come la straordinaria architettura bachiana scaturisca da una logica interna sorprendentemente viva e cantabile.

La sua lunga esperienza con strumenti storici emerge nell'attenzione al fraseggio e all'articolazione. Pur utilizzando le risorse espressive del pianoforte, il musicista mantiene una chiarezza di tocco che richiama spesso l'estetica del clavicembalo e del fortepiano, strumenti che conosce profondamente. Il risultato è una sonorità nitida, mai pesante, capace di preservare la leggibilità delle trame più dense.

Particolarmente convincente è il modo in cui Tsalka gestisce la progressiva crescita della tensione lungo il ciclo. Le fughe e i canoni si susseguono come tappe di un viaggio intellettuale e spirituale, ma senza che l'ascolto si trasformi in un esercizio di analisi. C'è una costante ricerca di equilibrio tra rigore e comunicazione, tra astrazione matematica ed espressione umana.

Anche il celebre ''Contrapunctus XIV'', interrotto bruscamente dall'incompiutezza del manoscritto, acquista in questa interpretazione una particolare forza emotiva. Tsalka non cerca di colmare il vuoto lasciato da Bach; al contrario, sembra accettarlo come parte integrante dell'opera. L'interruzione finale assume così il valore di una sospensione enigmatica, quasi una porta lasciata deliberatamente aperta sull'infinito.

In definitiva, questa registrazione rappresenta un contributo prezioso alla vastissima discografia de ''L'arte della fuga''. Michael Tsalka affronta il capolavoro bachiano con umiltà, competenza storica e sensibilità interpretativa, offrendo una lettura che non pretende di risolverne i misteri ma che riesce a renderli percepibili e affascinanti.

È un'incisione destinata tanto agli appassionati di Bach quanto a chi desideri avvicinarsi a uno dei vertici assoluti della musica occidentale attraverso una prospettiva colta, equilibrata e profondamente musicale. (Andrea Rossi)