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FRANCESCO BRANCIAMORE "Old & new dreams"
(2026 )
Francesco Branciamore, più noto come batterista nel panorama jazz, è anche pianista, e in “Old & New Dreams”, uscito per Caligola Records, ci fa ascoltare le sue personali scelte ai tasti bianchi e neri.
Si sente qua e là la convivenza mentale del batterista nel pianista: il lato ritmico è molto ben definito e spesso determina l'andamento dei brani; sono evitati i rallentati espressivi, e il virtuosismo pianistico è dirottato in funzione narrativa.
Significa che, pur essendoci la componente jazz, non accade mai di ascoltare un tema e poi di ripetere la struttura del tema per farci assoli sopra. I brani sono esposizioni delle idee di per sé, infatti tendono ad essere brevi, attorno ai due minuti. Questo si capisce meglio quando Branciamore decide di interpretare quattro cover, accanto ai brani propri.
Ad esempio, il pezzo più celebre, “Over the Rainbow” di Harold Arlen, viene stravolto. La melodia del ritornello viene nascosta in numerose variazioni, e l'originale torna riconoscibile solo pochi secondi prima della fine, sulle note del verso "Sometimes I wish upon a star"; per il resto, è una vistosa trasformazione accordale e melodica.
La scelta delle cover dimostra la cultura variegata di Branciamore. Da Arlen passiamo a “Guinnevere” di David Crosby, in chiusura all'album. È una versione leggermente più veloce, che indugia sugli arpeggi della nota canzone con la mano sinistra, poi arriva la mano destra a fare la voce cantata, e anche i cori.
In “Dear Lord” di Coltrane, la melodia viene esposta in maniera semplice, e gli accordi diventano sostegni molto corposi, insistendo su un registro medio grave. L'altra cover, “Canciones Y Danzas”, riprende la “Canción y Danza n.6” del compositore catalano Federico Mompou, di cui stempera la drammaticità aggiungendo una ritmica marcata, e alla fine dei giri, rinforza un accordo sospeso di quarta.
Come si intuisce, la parte accordale, diciamo la “mano sinistra”, non è subordinata alla melodia, anzi spesso diventa centrale nel definire anche le costruzioni musicali originali di Branciamore. Si sente ad esempio in “Part of me”, dove una cellula melodica viene fatta scivolare in più tonalità, mentre in “Adelma”, l'elemento ricorrente è una linea di note di bassi.
“Voices of the Wood”, che apre l'album, è scritta in modo che accentui il proprio tempo dispari, 5/4, e gli elementi virtuosi sono strutturali, non ornamentali. “Lights & Shadows” è costruito su armonie in maj7 e min9, e via via più complesse.
“A Prayer for Chick” è dedicata a Chick Corea, ma non è un'imitazione del suo stile. Il registro medio grave è quello prediletto da Francesco Branciamore, per la propria espressione personale.
Abbiamo quindi un pianista bravo ma atipico, laddove solitamente i pianisti indugiano nel cinguettio delle note acute. (Gilberto Ongaro)