LUCA ZENNARO  "Stua scura"
   (2026 )

Solitamente, si accosta il buio con metafore di angoscia e oppressione. Invece, può significare il contrario, se associato al calore.

Su questa associazione benefica si basa il titolo del quinto album solista di Luca Zennaro, “Stua scura” (stufa scura in veneto), uscito per Caligola Records.

Il chitarrista e compositore sceglie i toni tenui e dei temi ipnotici, per dare vita a una musica molto delicata e quasi sempre a basso volume. Accanto a lui, suonano Francesco Panconesi al sax tenore, Federico Calcagno al clarinetto basso e Mattia Galeotti alla batteria.

Zennaro, musicista di Chioggia e classe '97, si ispira al suo territorio, intitolando diversi brani con termini dialettali molto significativi per noi veneti. Parto subito dal quinto brano, “Stravedamento”.

Lo stravedamento è un fenomeno che si verifica a Venezia, ma in realtà accade ovunque ci sia abbastanza nitidezza. Quando il cielo è pulito, dalla laguna si riescono a vedere le Dolomiti sorgere dietro Venezia, come se fossero lì vicino, e invece distano almeno 100 km.

È un panorama mozzafiato. La suggestione viene tradotta in musica da Zennaro con singole note di chitarra fatte riecheggiare, riverberare e messe anche in reverse. La dilatazione del tempo restituisce il senso di grandezza di quella vista.

La nona traccia dell'album si chiama “Stravedamento – reprise”, dove in un minuto si riprende il tema, ma suonato con note della stessa durata: è come fosse un riassunto del brano precedente.

La scelta di suonare sempre piano è consapevole e il brano d'apertura fa autoironia su questo, chiamandosi “Play It Louder, Next Time”. Qui c'è un tema molto particolare che si avvita su sé stesso, passato come staffetta tra gli strumenti.

“Straniarse” presenta un tema in loop di chitarra, sul quale rispondono i fiati con dei contrappunti in staccato, che sembrano quasi dissociati. Dopodiché, i musicisti sembrano incantarsi in un inciso circolare di chitarra, che per l'appunto è straniante, ipnotico: veniamo risvegliati solo dal crescendo vigoroso di batteria.

“Entering the Party” è praticamente costituita da rumori sotterranei di sax e clarinetto. “Sweet Techno Raver” propone invece figure melodiche cromatiche, al limite dell'atonalità, giocando su tempi ternari (9/8) e binari (6/8). “Ciàcole” (chiacchiere) arriva poi alla poliritmia, tra un arpeggio terzinato di chitarra e una batteria che va su tutt'altro ritmo. Ma tutto questo è sempre suonato con morbidezza.

“Cioxa” è la dedica alla città (la ''x'' non va letta come ''ics'', bensì con la ''s'' sonora). A sorpresa, questo è un riff con groove, che però poi si ammorbidisce quando accelera, sostituito da cascate di note. Ci è concesso qui un assolo di batteria, libera fino alla ripresa del tema conclusivo.

La titletrack è quello che promette, una stufa scura: una musica dolce e calorosa, sempre sussurrata, e sussurrato è anche il finale “Gemina arbor”, che finisce con un fade out fatto a mano, nel senso che sono proprio i musicisti che calano la dinamica sempre di più, fino a dissolvere la musica.

“Stua scura” è un jazz d'autore raffinato e che riscalda, ottimo per i primi freddi autunnali, quando ci rinchiude in casa col tè caldo. (Gilberto Ongaro)