NIGGARADIO  "Santi, diavuli e brava genti"
   (2018 )

Devo ammettere, da siciliano, che i NiggaRadio con “Santi, Diavuli E Brava Genti” mi hanno spiazzato e piacevolmente stupito. Leggendo il titolo del terzo album della band catanese e la classificazione che fa del genere umano, mi è venuto in mente un disco di una band da me tanto amata che ha fatto la storia del genere tradizional-popolare siciliano esportandolo in tutta Europa: mi riferisco ai “Taberna Milaensys” che nel 1976 pubblicano un autentico capolavoro dal titolo “Populi E Santi”. L’apparenza del titolo di un disco, lo scorrere lungo la track-list, ritrovando quel dialetto a me tanto caro, quanto lontano, hanno generato in me l’idea di trovarmi di fronte ad un genere popolare suonato con strumenti tradizionali e fatti di ritmi tanto travolgenti quanto lineari e gioiosi, oppure struggenti e malinconici. Prima di passare all’ascolto di un lavoro e di scrivere la recensione (come sempre faccio del resto), mi informo sulla band, sui suoi lavori, sui suoi membri, e sbirciando sui social noto subito che nel caso dei miei conterranei la mia idea è sbagliata. “Santi, Diavuli E Brava Genti” è quanto ci possa essere di più lontano da ciò che mi ero immaginato: un lavoro che, in undici tracce cantate in dialetto, scava nell’animo di chi lotta e cerca faticosamente la via per affrontare la propria quotidianità. Lo stile musicale dei NiggaRadio è un interessante melting pot che racchiude in sé le esperienze personali, i caratteri, i luoghi in cui hanno vissuto e le passioni di Daniele Grasso (basso, chitarra, synth e produzione), Vanessa Pappalardo (vocalist), Peppe Scalia (batteria) e Andrea Soggiu (basso, synth e programmazioni). Il progetto NiggaRadio, nato nel 2014, è uno scrigno di colori, profumi e sapori che affonda le proprie radici nella cultura mediterranea, della Sicilia in particolar modo, ma che porta con sé il fascino dell’Africa, le contraddizioni oltreoceaniche degli USA, la regalità britannica o il senso civico dei paesi nordeuropei, e il risultato è un lavoro pregevole i cui suoni richiamano stati d’animo e sensazioni molto profonde ed autentiche. L’opening track, che mescola modernità a tradizione, è “Unni Mi Femmu” (“Dove Mi Fermo”): suoni travolgenti accompagnano un testo in cui il “protagonista” è l’ignoto inteso sia come luogo sia come tempo. Non si sa dove sia il luogo per fermarsi a morire, sperare, mangiare, ma una cosa è certa: quel posto, in quel tempo, sarà chiamato “casa”. Suoni disturbati riflettono l’incertezza di chi cerca rifugio e stabilità come nel caso di “Cammarera” (“Cameriera”), brano in cui chitarre slide, sonorità country e virate blues, unite all’anima soul della voce di Vanessa, prendono il sopravvento in quasi tre minuti, e portano diritti al cospetto di “U Diavulu” (“Il Diavolo”). Chitarre acustiche, atmosfere popolari e gitane, vocalità inquietanti tra italiano e dialetto scuotono l’animo invitandolo a danzare con irrefrenabile follia, mentre “”Nto Me Lettu” (“Nel Mio Letto”) suona provocante, sensuale, trasgressiva e dalle sonorità dirompenti. “Santi In Paradisu” (“Santi In Paradiso”) si apre unendo il mondo popolare e antico del “marranzano” (lo scacciapensieri) alla fredda modernità del synth che accompagnano una voce trascinata e sofferente. Muore chi non ha “Santi In Paradiso” per far valere i propri diritti, per far sentire la propria voce, per urlare la propria sofferenza e sperare in un futuro migliore. “Elektromoaning” e “A Me Strada” (“La Mia Strada”) sono i brani che più degli dell’intero disco fondono il soul, il blues, il country, il synth e il pop condensandoli, in poco più di tre minuti (identica la durata per entrambi) in un sound travolgente e unico, mentre “A Processioni Da Madonna” (“La Processione Della Madonna”) apre la via ad un anomalo cammino devozionale, fatto di elettronicità sotto il sole cocente, tra la gente che prega e suda arrancando per la strada. Chi chiede una grazia, o un miracolo, mentre Vanessa guarda verso quel futuro che appare come una porta aperta sul niente, un futuro che appare inquietante e mette paura: e allora per scacciare questa sensazione di smarrimento una soluzione potrebbe essere seguire la processione. Atmosfere techno-pop si impadroniscono di “Cu Si ‘Nnamura” (“Chi Si Innamora”), per descrivere quelle sensazioni di innamoramento in cui tutto appare con colori, suoni, volti nuovi, spensierati, inediti, e tutto nell’aria è più leggero, ma si tratta di una gioia effimera se legata alla fisicità; viene rispolverata la saggezza dei proverbi antichi come “cu si nnamura di capiddi e denti, non si ‘nnamura i nenti” (“Chi si innamora di capelli e denti, non si innamora di niente”). “I Me Stori” (“Le Mie Storie”) si apre con le atmosfere sinistre di un vocìo, come lo spettegolare di vecchie comari, che cresce di intensità per aprirsi al canto rabbioso e deciso che conduce direttamente all’ultima, densa traccia che chiude il lavoro: “To Mama” (“Tua Mamma”). Le attenzioni premurose di una madre verso la propria creatura coprono di tenerezza un brano che si distacca dagli altri ma che non tradisce il pathos e l’energia dell’intero lavoro. I NiggaRadio offrono al pubblico uno sguardo sul mondo e su loro stessi in un lavoro che rifiuta le classificazioni stilistiche per aprirsi ad una propria autonomia. Un disco in cui si incontrano “Santi, Diavoli E Brava Gente”, figure distanti e contrastanti che talvolta si possono incontrare in una stessa persona, ovvero quanto ci possa essere di più inquietante ma anche di veritiero nell’animo umano. Un lavoro che merita di essere ascoltato e interiorizzato sia per le sonorità, lontane da classificazioni di genere, sia per la voce calda, potente e vibrante della vocalist in cui si fonde l’anima soul al calore mediterraneo. (Angelo Torre)