recensioni dischi
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AMALIE DAHL  "Memories"
   (2023 )

Inizio a sospettare, ma forse è una mia sovra interpretazione, che esista un “metodo Trondheim”. E se non c'è un metodo, dev'esserci una filosofia. Tutti i musicisti che ho incontrato in queste pagine, che siano entrati in quell'accademia norvegese, ne sono usciti forgiati, limati e concentrati nel far emergere la propria personalità, fondendo il proprio istinto con le capacità del proprio strumento.

Non fa eccezione Amalie Dahl, sassofonista danese ora di stanza a Oslo, la quale, uscita dal dipartimento jazz di Trondheim nel 2021, collabora con diversi progetti. Il primo settembre 2023 è uscito “Memories”, il suo primo album solista uscito per Sonic Transmissions Records, dove il sax viene utilizzato come sostituto della parola. I brani che fa sono praticamente dei monologhi, seppur fatti di note.

Ritmiche ottenute percuotendo i bottoni in “muto”, fischi e sibili, arpeggi ossessivi come quelli di “Soon will be”, crescendo e decrescendo di una sola nota, sforzata fino all'eccesso e poi sussurrata fino a emettere solo aria... Dahl fa di tutto, ma per seguirla bisogna dimenticare la teoria musicale, ed ascoltare il suono come dato di per sé. La performance diventa così un evento, un qualcosa che accade. Come accade che un suono “rimbalzi” sempre più velocemente, durante “No more than”, come una pallina di gomma.

Lo strumento ogni tanto non è più riconoscibile; il suo suono assume forme che sembrano provenire non da un sax, ma da altro, ad esempio in “A memory” ad un certo punto sembra essersi trasformato in uno strumento mediorientale. L'approccio esplorativo è a tratti aggressivo, e l'esito surreale; tradotto a parole, potrebbe essere un monologo di Carmelo Bene! (Gilberto Ongaro)