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NIHILOXICA  "Source of denial"
   (2023 )

A tre anni dall’ottimo “Kaloli”, gli ugandesi Nihiloxica sono tornati con “Source of Denial”, un album che prosegue il percorso di ricerca e sviluppo artistico in direzione elettronica e che si pone anche come forte critica nei confronti delle misure draconiane di contrasto all’immigrazione nel Regno Unito, a cui la band è parzialmente legata.

La formula nata dall’incontro fra due producer di Leeds (Spooky-J e PQ) e il collettivo di percussionisti ugandesi Nilotika Cultural Ensemble si evolve rispetto a “Kaloli”, si colora di nuovi elementi tratti dal djent dei Meshuggah e cerca di curare ulteriormente la fase di produzione con l’obiettivo di rendere ancor meno percettibile la linea di confine fra la vocazione tradizionalista e la pulsione più techno.

“Kudistro” si addentra subito in fitte trame percussive dal sapore acidissimo, ma già da “Olutobazzi” è perfettamente incarnato lo spirito di una band che elabora con grande autenticità il compromesso fra il gusto più techno, ritmiche afro, synth oscuri e rarefazioni polverose, anche ricorrendo a un lavoro in studio più certosino.

I principali elementi di novità, in questo senso, sono quelli che emergono in “Postloya” e nell’ottima “Trip Chug”, mentre le sorprendenti influenze metal e djent sono più visibili in “Baganga” e “Asidi”, altro brano che va menzionato di diritto fra gli episodi più belli di “Source of Denial”, completato da brani brevi di durata intorno al minuto.

I Nihiloxica confermano brillantezza in termini di idee e soluzioni, arricchendo ulteriormente una proposta già autentica e matura. (Piergiuseppe Lippolis)