recensioni dischi
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THE VACANT LOTS  "Interiors"
   (2023 )

Bastano una chitarra elettrica e un sintetizzatore per sognare ancora. Non servono intelligenze artificiali o voli pindarici con triplo avvitamento carpiato, né sguardi al passato troppo manieristici. Gusto retrò e sguardo lucido, dark e visionario, fisso sull'oggi e sul futuro, senza speranze ma neanche senza paure.

Basta avere voglia di musica schietta e coinvolgente, né solo muscolare né solo mentale, basta allora ascoltare "Amnesia", "Damaged goods", "Destruction" e "Scars" per rendersi conto di uno dei sentieri dove si inerpica la buona musica di oggi. Sono solo alcune delle perle delle nuove otto canzoni di Jared Artaud e Brian MacFadyen ossia di The Vacant Lots, il post-punk/synth pop duo statunitense (ma le definizioni come si ascolterà sono riduttive) già arrivato al quinto album e del quale l'immenso re lucertola Iggy Pop, fratello artistico del Duca bianco, ha semplicemente detto che sono fantastici”.

E in effetti prendete i primi Cocteau Twins di ''Garlands'', i primi Depeche Mode e il fantasma di Ian Curtis nell'altra stanza e un Iggy Pop, appunto, evocato e riverito e omaggiato durante una seduta spiritica lisergica, agitare prima dell'uso, ed ecco servita nello shaker elettroacustico questa prova assolutamente mesmerica e adrenalinica, uno sballo assoluto da cui è difficile dividersi per tornare al mondo reale, ipnotico nella sua esaltante e adamantina disperazione trattenuta, a un passo dal baratro, dal fetido vaffa punk, un punk elettronico a suo modo garbato, capace di rendere tributi al passato senza tradirli e senza indossarli come una maschera, che dà dipendenza, e che non mancherà di esaltare anche i palati più fini e abituati a tutto e al contrario di tutto.

Qui c'è solo schiettezza e voglia di crederci e di condividere una nuova utopia di suono. Voto 9. (Lorenzo Morandotti)