recensioni dischi
   torna all'elenco


MARTA DELL'ANNO  "Tempo di metamorfosi, di sante e di Madonne"
   (2023 )

Impregnato di una evidente, dilagante, colta eleganza, “Tempo di Metamorfosi, di Sante e di Madonne”, su etichetta Controra Records, è il settimo album nella brillante carriera di Marta Dell’Anno, poliedrica artista di origini foggiane trapiantata a Parigi. Songwriter, cantante, violista, una vita in giro per i palchi di mezzo mondo, sciorina doti non comuni – compositive, interpretative - al servizio di un raffinato amalgama di jazz, canzone d’autore e molto di più.

Ricco fin quasi all’opulenza, mosso e variegato, sfaccettato e cangiante, l’album propone dodici tracce ammalianti che mescolano idiomi e plasmano sonorità con garbo squisito, flirtando scopertamente con mondi altri, inglobati in un linguaggio universale che sa di tempi antichi e luoghi lontani.

Aperto dal fascinoso incedere in minore di “Susanna”, si snoda suadente lungo un continuum fatto di storie toccanti (“Montparnasse”, con la sua brulicante umanità; la raccolta melanconia di “Non a Nottingham”) e non rade incursioni nella chanson française (l’aria pungente di “Maladroite”, la cover dell’immortale “La foule”), scegliendo l’inglese nei sei minuti della lounge da piano-bar di “Black coffee”, oppure optando per atmosfere latine nel brioso strumentale di “Hermeto”, su partitura del sodale Andrea Marchesino.

In un saliscendi emotivo che non conosce soste, predilige la lievità in “Io, tu, il mare e Nico Fidenco” – tempo dispari, cambio di tonalità, testo teatrale – o nel divertissement di “Mercurio ma con la A”, ma sa risalire a vette di appassionato intimismo nello slow per chitarra classica e pianoforte di “Ricanterò”, nell’atmosfera sospesa e surreale di “Sogno n.3 (con Gina canto a squarciagola)”, nella breve chiusura introspettiva per archi di “Tempo”, neoclassicismo lieve che suggella con immutata classe un lavoro di prodigiosa intensità. (Manuel Maverna)