recensioni dischi
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HANS-JOACHIM ROEDELIUS  "Piano piano"
   (2023 )

Materiali Sonori ristampa un delicato disco del 1991, “Piano piano” di Hans-Joachim Roedelius. Lo storico compositore e pianista è noto per la sua ricerca elettronica nel krautrock, e la sua presenza, assieme a Dieter Mobius e Conrad Schnitzler, nel progetto che cambia iniziale: dapprima Kluster, poi Cluster all'apice della fama, e infine Qluster. Ma è stato attivo anche nel progetto Harmonia, negli Aquarello, poi ha collaborato con numerosi artisti come Brian Eno, Michael Rother dei Neu!, Richard Barbieri dei Japan... la lista è lunga.

Nel 1991 escono due dischi: “Der Ohrenspiegel”, dove Roedelius si spinge nella techno, e “Piano piano”, diametralmente opposto, incentrato sul pianoforte. Qui si può ascoltare la capacità espressiva del pianista, e la fantasia del compositore, spesso attratta dalle situazioni sospese e neutre. “Werweht” è un movimento malinconico, che vaga in cerca di un appiglio, mentre “Leicht gemacht” propone arpeggi impetuosi di terzine.

“Die Gunst der Stunde” significa “il momento opportuno”, e infatti il brano è costruito per creare attesa: è un protrarsi di sospensioni e trilli sul quarto e secondo grado. Solo dopo 5 minuti, possiamo giungere con certezza, ma per poco tempo, a gradi di terza e quinta, quindi con una sensazione di risoluzione; ma poi torna e finisce su quarte e seconde, e seste e settime.

In “Frieden fur Adjan”, accanto al pianoforte sembra di sentire in lontananza dei "disturbi", dei suoni non identificabili. E all'improvviso si palesano: un suono di fisarmonica, uno di basso, e un solo accordo di chitarra, per poi nascondersi di nuovo. Roedelius sta usando anche le tastiere, eccezionalmente. Per “Die Ernte reift”, Hans-Joachim adotta la scala araba con settima minore, con esito intrigante.

“Einfach so” marca le accelerazioni e i rallentamenti, mentre “Gut so” è più fluida. “Bonheur” si placa tranquillamente sulla sua armonia, si avverte qui l'intenzione ambient, che Roedelius ha molto esplorato. Riprende in mano i sintetizzatori in “Begegnung”, tra strings, pad, carillon, il pianoforte caramellato (il famigerato DX7) e una “tromba” finta. Ma il gusto per le armonie aperte del compositore fanno chiudere un occhio, sui suoni tastieristici dell'epoca, sa come valorizzarli.

Con “Vergegenwartigt”, l'attenzione compositiva si concentra sul grado sesto maggiore su scala minore, altra soluzione che dà senso di sospensione. “In gedanken” alterna scelte modali ad atmosfere più romantiche, e poi è il momento del brano di chiusura, di 15 minuti: “In der Dammerung”. Per l'occasione, tornano gli strings di tastiera (e i suoni di choir, il coro sintetico), ma il pianoforte resta centrale, in quest'oscuro percorso tra tonalità minore, dove comunque si marca il quarto grado. Questo brano è un'immersione nella new age, quella musica che accompagnava l'omonimo movimento transmediatico.

Verso la fine però, basta sospensioni neutre: le ultime progressioni armoniche sono serene e positive, come una sobria commozione, che rimette le cose e i pensieri al proprio posto. Roedelius qui ha evitato le note acute del pianoforte, che diventa come un “corpo”, robusto ma accogliente. “Piano piano” è una culla. (Gilberto Ongaro)