recensioni dischi
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MICHELE PERRUGGINI  "Disillusion"
   (2024 )

Il batterista e compositore Michele Perruggini pubblica il suo terzo album per Abeat Records, “Disillusion”, che contiene tredici brani originali dove esprime il suo estro creativo, che è molto colorato. L'unica cosa che fa strano è proprio il titolo dell'LP, perché al netto di qualche passaggio malinconico, questa musica può far pensare a tutto, fuorché alla disillusione.

Partiamo da una curiosità sui tempi. Forse è un caso, ma ho notato che il primo brano “Running away”, il settimo “The call of nature” che è quello centrale in scaletta, e un momento dell'ultimo “It's time to go home”, sono tutti e tre in 5/4. Passiamo all'armonia: nella suddetta “It's time to go home”, dove l'accordo trainante è quello di quarta eccedente, che crea una tensione avvincente, poi ci sono progressioni a gogò e modulazioni frequenti, come ce ne sono altrettante in “I can see the sunrise”.

E ora parliamo della cosa più caratteristica: lo scontro di stili. Se il jazz è il minimo denominatore comune, sopra ad esso si mescolano molte carte. “Out of dark” inizia con un assolo di contrabbasso, per cui sembra si avvii alla classica situazione jazz. Invece dopo, questo brano e “Remembering” ospitano assoli di chitarra elettrica, che assieme alla batteria va in una specie di fusion rock, ammorbidita però dalla presenza dell'orchestra.

Altro gioco di sorprese è “On a cold night”: qui con la fisarmonica, il jazz si ibrida con la beguine (e così anche “Awakening my mind”). Ad un certo punto, la melodia di fisarmonica viene doppiata da un fischiettio, il che rende il suono particolare, un simulacro di synth. “Awareness” inizierebbe come un brano emozionale per pianoforte e clarinetto, e invece poi diventa un vivace jazz luminoso... e termina con un quartetto d'archi!

Insomma, in questi tredici brani ci sono tante sorprese, che dimostrano una certa fantasia, gestita da Michele Perruggini senza eccessi avant, con sobrietà. (Gilberto Ongaro)