recensioni dischi
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MATTEO PAGGI  "Words"
   (2024 )

Definire questo "Words", del trombonista Matteo Paggi, un disco di ambient jazz ne comprenderebbe solo parzialmente la natura.

E' un progetto per articolare un nuovo linguaggio musicale sganciandolo dai generi codificati e lasciando ampio spazio ad improvvisazione e momenti free.

La formazione di cui il nostro leader e compositore è solista, d'altra parte, è variabile ed eterogenea, comprendendo musicisti con background differenti fra di loro: classico, jazz, contemporaneo. Particolari i timbri sonori definiti con violino, flauto, contrabbasso e batteria. Emerge la volontà di muoversi in territori al confine con la sperimentazione senza mai peraltro eccedere o sconfinare nella nicchia estrema.

Il luogo dove le registrazioni sono state realizzate, dettaglio non di poco conto, è Amsterdam, dove Matteo Paggi (che suona nel gruppo di Enrico Rava e si è perfezionato in Olanda e USA) risiede da tempo e che si può senza ombra di dubbio definire una delle capitali del jazz europeo, fucina ed incontro di artisti innovativi.

Il risultato è una miscellanea di atmosfere che senz'altro ha un alto valore artistico ma che necessita di più ascolti per essere compresa appieno in quanto leggermente ostica. Non mancano episodi di immediata fruibilità come la traccia n.3 "Speaking of Fossaverde", con quel faceto dialogo fra trombone e contrabbasso, o anche la n.4 "Fossaverde", che con quelle ritmiche e quel flauto mi ricorda a tratti la Sagra della Primavera di Stravinskij. Voto 7. (Roberto Celi)