recensioni dischi
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THE LOYAL CHEATERS  "And all hell broke loose"
   (2024 )

L’aggressività di questa band italo tedesca riesce a nascondere anche la pochissima timidezza che vanta nel proporsi tra le più coinvolgenti ed energiche punk rock’n’roll band attualmente in circolazione. Certamente la voce di Lena McFrison è un punto di forza, che a tratti riesce ad evocare i fasti che le mitiche Runaways di Lita Ford e Joan Jett si sono conquistate negli anni ’80.

La compattezza che dimostrano i Loyal Cheaters in questo disco, “pecca”, se così si può dire, di una meravigliosa stereotipia nei confronti di un modo di intendere il rock che, in tutta onestà, spero torni in voga. Tuttavia ciò non vuol dire solo riff infuocati di chitarra ma anche un modo di essere rocker, un’attitudine che condiziona band come questa ad esibirsi con una certa dose di percepibile onestà ed autorevolezza.

Il groove è palpabile, perché l’amalgama con i distorsori è quasi totale. Il risultato è un rock potente da riversare come magma incandescente ai fan. Come già detto, essere rocker è un’attitudine e non necessariamente una negazione al saper suonare uno strumento. Oggi, come da sempre, il punk rocker grida la sua ribellione che ha dentro, senza interfacciarsi con un qualsiasi mondo virtuale tramite una qualsiasi tastiera alfanumerica. Significa inoltre, secondo me, riscoprirsi persone con il sacrosanto diritto di vivere bene ed in armonia con il mondo e con la natura che ti stanno attorno. Significa puree incazzarsi verso l’intolleranza e verso guerre assurde e fratricide.

L’impatto killer di questa manciata di canzoni trascina letteralmente in un turbine sonico infernale. Da dire che le musiche in qualche maniera toccano anche un certo easy glam, quello trascinante ed infuocato che mandava al settimo cielo gli adolescenti inglesi negli anni ’70. Mi passano per la mente anche Suzi Quatro, gli Sweet o gli Slade. In breve e se si vuole, si potrebbe immaginare una band come i Faster Pussycat che incontrano gli AC/DC di Bon Scott per una festa immaginaria (e che festa!) con le Girlschool.

Certamente la Go Down Records, con band come questa, si è fatta una meritata reputazione grazie ad anni spesi a fungere da rampa di lancio per band che altrimenti sarebbero dimenticate nell’oblio di qualche purgatorio delle autoproduzioni. Chapeau! (Mauro Furlan)