recensioni dischi
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THE DOORS  "Waiting for the sun"
   (1968 )

"Waiting For The Sun" è il terzo lavoro dei Doors. È un disco strano, i brani sono inferiori come qualità rispetto ai primi due lavori e trovo che il disco sia il più eterogeneo e dissonante del gruppo. Sicuramente di Rock (alla "Break On Through") ce n'è molto poco, sono altri gli umori che dominano il disco. È pieno di pop e di psichedelia camuffata in decadentismo, Krieger e Manzarek trasformano i suoni dei loro strumenti; se prima erano più avvolgenti, oscuri, ma anche potenti e sferzanti, ora sono dolci, leggeri, ridondanti, acuti e ipnotici. Le musiche sono bislacche, fuorvianti e in netta contrapposizione con la voce sempre più profonda e cavernosa di Jim. La psichedelica attraversa tutto il disco, pur non essendo il genere principale del disco, influenza il gruppo in molte canzoni, a partire dalla hit "Hello, I Love You". In apparenza un innocuo brano pop spensierato, che però si poggia su musiche estremamente ipnotiche, ripetitive, quasi ossessive e per questo a presa rapida. Anche "Not To Touch The Heart", brano tratto dalla composizione teatrale "The Celebration Of The Lizard", nel quale è chiara l'influenza di matrice psichedelica; i suoni qui sono ondulanti, asciutti e devianti. L'organo di Manzarek si nasconde, ci colpisce con guizzi improvvisi e note vibranti. L'esempio più chiaro e anche il più bello di questa influenza psichedelica è "Spanish Caravan"; è un brano (come dice il titolo) molto spagnoleggiante, la chitarra da il tempo con un ripetitivo riff che ad un tratto si cheta per ripartire (ora distorto) con più forza e veemenza di prima e rivolta il brano fino a farlo diventare un'accozzaglia di suoni sconnessi (tra gli altri c'è anche il soffio del vento). "My Wild Love" è un pezzo simil-gospel quasi senza strumenti, se non fosse per quel tamburello che assomiglia tanto al sibilio di un serpente. È molto più strano dei soliti brani dei Doors, ma trovo che comunque sia completo e ben fatto. Un'altra matrice forte del disco è il pop; c'è il pop pianistico e meraviglioso di "Love Street", che risulta anche il più puro, c'è il pop di "Yes, The River Know", anch'essa simil-gospel nella parte introduttiva, c'è "Wintertime Love" con influenze classiche e clavicembalistiche. C'è la ballata nostalgica di "Summer Almost Gone", così decadente e svogliata, dolce e triste. "We Could Be So Good Together", il brano più pop-rock del lotto, non trascendentale come altri pezzi del gruppo, ma comunque niente male. Rimangono fuori "The Unknown Soldier" e "Five To One": il primo è un pezzo molto famoso, il tema è abbastanza scontato, ma l'esecuzione è tra le più significative e sincere riguardo al tema politico. Anche la trovata teatrale dell'intermezzo centra è molto originale. "Five To One" è a mio parere il pezzo migliore, il più rock nonché il più potente e sferzante. Parla del rapporto tra neri e bianchi; è la chiusura ideale del disco, anche se molto diverso del resto. In definitiva "Waiting For The Sun" è un disco ottimo, non un capolavoro e di sicuro inferiore ai primi due. Resta però un disco molto originale e diverso degli altri; c'è poco rock, ma le alternative sono altrettanto espressive. I Doors, alla terza prova, hanno saputo rinnovarsi pur essendo Morrison dipendente dall'alcool e in una fase di stallo creativo. Lo consiglio a chi vuole conoscere un aspetto creativo poco conosciuto del gruppo. (Fabio Busi)