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DARIUS HEID  "Funkstille"
   (2025 )

Suoni e rumori nel silenzio. La Chiesa dei Gesuiti di San Pietro a Colonia (a sei minuti di distanza dal famoso Duomo) contiene una “Kunst-Station”, una stazione d'arte, che è uno spazio ampio e vuoto, circondato solo dall'architettura delle pareti, dove oltre a svolgere la liturgia consueta, gli artisti possono esprimersi, dando forma alla propria spiritualità.

Stesso discorso vale per un altro edificio religioso tedesco, il Kreuzung an St. Helena a Bonn, che ospita una stanza dal nome significativo: “Dialograum”, sala del dialogo, che si propone come incontro tra il culto cristiano e la cultura contemporanea. In questo spazio spicca il vuoto, l'ampio spazio e l'invito al silenzio.

Avendo in mente i riferimenti di Morton Feldman e Pauline Oliveros, statunitensi che contribuirono a definire la direzione della musica d'avanguardia del secondo Novecento, il compositore e pianista Darius Heid è stato in entrambi questi luoghi del silenzio, per realizzare un progetto sul quale meditava da tre anni. Uscito per Impakt Records, “Funkstille” è un'esperienza immersiva, che esige la giusta contemplazione.

“Funkstille” è un doppio album. Nel primo cd, troviamo una sola traccia di 40 minuti, “Dust, Presence, Scatter, Bloom”, mentre nel secondo ci sono otto tracce più brevi: “As is”, “Reciprocity”, “Touch”, “Alert, Air”, “Moreskinsound”, “Flower”, “Proximity” e “Wish”. Nel primo, il pianista è accompagnato dalla violoncellista Emily Wittbrodt e dal percussionista Moritz Koch, entrambi presenti anche nel secondo disco, mentre solo nel primo compare il contrabbassista Stefan Schönegg e solo nel secondo il contrabbassista Jonas Gerigk e il sound artist Alfredo Ardia.

Le due perfomance sono delle sequenze improvvisate di cluster, note e colpi aritmici che si disperdono nel silenzio. Non c'è una struttura fissa ma ci sono dei pattern, dei moduli ricorrenti. Ad esempio, spesso e volentieri il pianista (in seguito anche il percussionista e la violoncellista) ribatte una nota lentamente, poi accelera sempre più vorticosamente. Scusate la mia banalità di riferimenti, ma a me questa “caduta di monetine” ricorda sempre la colonna sonora di “Shining”... ovviamente le parti di Bartok.

L'esperienza è coinvolgente, se ci si predispone al giusto ascolto: quello in silenzio e senza farsi domande, senza creare sovrastrutture intellettuali per giustificare gli eventi sonori. Quello che sentiamo è quello che è, e tanto basta. È così che ci si lascia andare, e forse si trascende. E per chiosare sulle intenzioni della Dialograum scritte all'inizio (le ho copiate dal loro sito), questo è davvero un esempio efficace di dialogo tra culto religioso e cultura contemporanea. (Gilberto Ongaro)