RUBEN COPPOLELLA "Best of"
(2026 )
Per i 25 anni di carriera, il cantautore veronese Ruben Coppolella pubblica una raccolta di canzoni tratte dalla sua discografia, chiamata semplicemente “Best Of” e uscita per VREC.
È l'occasione per scoprire i suoi passi nelle parole e nel pensiero, sorretto da un pop rock a volte elettrico a volte acustico, in diversi casi accompagnato da un quartetto d'archi.
L'album è aperto da un inedito, “Madonna del crocevia”, chiamata così perché, racconta Coppolella, dalle sue parti agli incroci ci sono spesso i capitelli votivi. Beh, da padovano posso confermare: per indicare un incrocio di Rubano, tutti dicono: “Zira al capitèo dea madoneta”!
Questo classico blues rock (che ricorda “Bad to the bone”) è una risposta al leggendario brano “Crossroads” di Robert Johnson, solo che invece di trovarci il povero Bob fatto annegare da un malavitoso, il cantautore chiede protezione alla statuetta: “Madonna del crocevia, dimmi la via, Madonna sulla mia strada, tienimi a bada. (...) Proteggimi dalla notte fuori e dentro di me, da questa vita che non ha più un perché”.
Il tono divertito tornerà anche in “Gringo”, esilarante rock à la AC/DC su questo personaggio convintissimo di conquistare le donne con le sue sei corde: “Gringo se ne fotte di ogni cosa eccetto la sua sposa, la Fender che strapazza a iosa”.
L'ironia si fa più amara in “Disoccupato”, un brano che, arricchito da arrangiamenti di tromba e banjo, racconta il fallimento di un uomo che si lascia andare: “Io rimango qua, seduto in questo bar (...) Pensavo proprio a te che non credi più in me, che non sono più il tuo re. Non ho più un lavoro, non ho più decoro, giorno per giorno mi spengo (…) ho sfondato il divano”.
Ma il lato serio è quello che predomina la scrittura di Coppolella. “Sotto lo stesso cielo (lettera da Kabul)” ospita la cantautrice Veronica Marchi, che duetta con lui su questo brano che ricorda quanto libere erano le donne afghane, prima che i talebani prendessero il potere: “Io e le mie amiche un tempo, i jeans le gonne i caffè, musica intorno a me (…) Le scarpe col tacco, le mie amiche han portato, tradite dal ticchettio, picchiate e ferite. Ho visto cose indicibili, non si può amare no, se ci si sente invisibili”.
Molti sono gli ospiti che affollano la raccolta. C'è il violinista Michele Gazich in “Dare e avere”, canzone da fine anno dove si tirano le somme della vita, mentre la leggerissima “Schiuma” è cantata assieme a Francesca Dragoni, cioè Petramante.
Si notano i fili che hanno unito le canzoni, negli album di provenienza. La citata “Disoccupato” fa parte de “Il lavoro più duro”, da cui sono tratti anche “Vinceremo! (un avvocato)”, “Primo maggio (un sindacalista)” e infine “Ridere (un comico)”. A parte la reminiscenza deandreiana nei sottotitoli (richiama ovviamente “Un chimico”, “Un ottico” ecc), queste canzoni penetrano nei rispettivi ambienti lavorativi.
Citando scherzosamente un verso dei CSI, “Vinceremo! (un avvocato)” descrive la caparbietà del protagonista: “Vinceremo. Coi farfugli coi garbugli con gli intrugli vinceremo. Lotteremo fino all'ultimo cavillo”. Invece, in “Primo maggio (un sindacalista)”, a parlare è il lavoratore che si rivolge a chi dovrebbe difenderlo, con un tono evidentemente disincantato: “Ma tu che mi guardi con quegli occhi mi prometti che avrai orecchi anche per me”.
Intenso il flusso di pensiero che parte dalla Festa dei Lavoratori a tutti gli inizi passati: “Primo maggio, primo giorno di scuola, primo giorno di naja, primo giorno di ufficio (...) se qualcosa ti resta è un senso di noia, un senso di irrealtà”. Alla fine, chi fa il mestiere più duro è il comico, come cantato nel pezzo corrispondente: “Una bella risata è difficile da far scoppiare, ma è come una ciliegia da mangiare e una tira l'altra”.
L'altro filone è quello delle canzoni dell'album “La vita alle spalle”, disco ancora più amaro, con persone che prendono la decisione fatale. Come “Les jeux son faits (Morte di un giocatore)”, che racconta il disagio di un ludopatico: “Sognavo di roteare col pallino insieme a te seduta lì vicino. Apro la finestra e nella brezza fresca vado giù”. Un assolo di violino e uno di tromba intensificano la tragicità del pezzo.
“Mi parlano di te (morte di un pigmalione)” focalizza un altro sofferente: “Gli anni bruciati ad inseguire le stelle, quante volte ho cercato di cambiarmi la pelle”.
Non sono solo i sottotitoli a ricordare De André, ma anche la scelta di eseguire una cover di Massimo Bubola, storico collaboratore del cantautore genovese. “Spezzacuori” viene mantenuta nella sua verve rock. Il sentimento trattato in maniera cruda arriva anche in “Storie di fango”, dove perdo il conto dei personaggi che “si fanno” tra di loro: Sara, Goghi, Mary, Hugo... un circolo dionisiaco e lussurioso cantato con divertimento.
Da contraltare a questi brani pieni di “carne”, c'è il valzer di “Un grande amore”, che conferma il bisogno di svincolarsi dalle convenzioni: “Un grande amore, perché è un grande amore, punta lontano, non forma catene, e niente contiene”.
“L'angolo del letto” è una parentesi in cui Coppolella mantiene vivo il bimbo interiore, fantasticando sul proprio giaciglio: “Dice la mia Alessia che a sentirsi soli, soli si diventa e a questo mondo niente si diventa. Lei la notte fa la guerra alle zanzare, che prendono il suo sangue senza mai pagare. Io sogno sempre all'angolo del letto, c'è sempre spazio nell'angolo del letto”. Il brano ha un inciso di piano Rhodes molto orecchiabile e facilmente memorizzabile, è forse il pezzo con più efficacia pop.
Infine, per l'occasione Ruben Coppolella incide una nuova versione de “Il rogo della vespa”, messa a conclusione dell'album forse per comunicare che il suo messaggio principale è quello del disincanto, della morte delle illusioni: “È il bimbo che manovra il cannone, è il generale che muove l'aquilone; è il poeta che sa far di conto, è il politico che si fotte il mondo; è il giornalista che s'intervista, è il soldo che corrompe l'artista”.
Sono andato per le lunghe perché in questo caso, semplificare e sintetizzare non avrebbe permesso di mostrare le sfaccettature di Ruben Coppolella, artista da esplorare e ascoltare con attenzione. (Gilberto Ongaro)