GIORGIO COSLOVICH "Chaos"
(2026 )
Il compositore e giornalista professionista triestino Giorgio Coslovich, a otto anni dall'esordio con “Winter Tales” e quattro anni dopo “Oz”, ritorna con “Chaos”, che raccoglie composizioni per orchestra, diretta dal M° Petar Matošević.
In otto brani, Coslovich sperimenta diverse strade compositive. “Infinite” apre l'album con un valzer morbido (legato), il cui tema spesso è affidato ai flauti. “Infinite satori” dura 17 minuti e qui si aggiungono anche gli ottoni. Le cellule melodiche passano di strumento in strumento e di modulazione in modulazione, quasi senza sosta, cambiando poco alla volta per non interrompere il flusso. Verso la fine, uno staccato di fagotto cattura l'attenzione e struttura l'andamento ritmico degli altri strumenti.
Anche “Tyche” segue questo schema di cellule melodiche e ritmiche. “No fly zone” invece è un piccolo dialogo tra violoncello e flauto, che all'inizio si imitano le melodie uno alla volta, per poi farsi più vivaci.
“Chaos” è allegra e caratterizzata da un andamento melodico forte ma elegante. Ci sono curiosi passaggi dissonanti dei legni, ma il caos a cui si allude non porta mai a una situazione atonale o dodecafonica. Questo invece accade in “Hiver”, dove Coslovich si imbarca in percorsi dissonanti più marcati nel procedere degli archi, sfociando in paesaggi davvero atonali, comunque risolti nella tonalità alla fine.
Altro esperimento curioso: in “Haiku”, sopra l'orchestra, il tema è eseguito da un sassofono, strumento raro quando si compone musica che guardi all'“eurocolto”. Infine, “Magnificat” ospita un coro di quattro voci: il soprano Dragana Paunović, il contralto Marina Lombardi, il tenore Andrij Severini e il basso Uroš Djukanovic. I cantanti alternano un'armonizzazione a passaggi di staffetta della melodia solista.
La titletrack è dedicata allo scienziato premio Nobel Giorgio Parisi, che di caos se ne intende, quello dei sistemi complessi e della fisica quantistica. Con questa raccolta di esperimenti tra di loro differenti e contrastanti nell'intento, Coslovich ci mostra una via sinfonica al caos come significato ideale, non da rappresentare e da cui perciò lasciarsi trascinare, bensì da afferrare come realtà di cui divenire consapevole, lasciando che si mostri nel suo simulacro sonoro (quei momenti dissonanti), e poi domandolo e risolvendolo con quel raziocinio che la musica “ben temperata” sa offrire. (Gilberto Ongaro)