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EMANUELE COLANDREA  "Due"
   (2026 )

Con l’album “DUE”, uscito il 21 novembre 2025, Emanuele Colandrea torna a pochi mesi da “UNO” e dimostra di attraversare un momento creativo particolarmente fertile.

Pubblicato da 29Records, il disco non è un semplice seguito ma uno ''spostamento'' poichè, se “UNO” guardava in avanti, “DUE” osserva e cambia prospettiva rilanciando il gioco.

Come nel lavoro precedente, Colandrea fa tutto da solo: scrive, suona, arrangia, registra, mixa e masterizza. Ma qui l’idea è ancora più audace. I brani sono dieci, ma i testi solo cinque: ogni testo viene trasformato in due canzoni diverse, due versioni, due anime.

“DUE” è un album fatto di riflessi, scelte e possibilità, un vero esperimento musicale che lascia libertà totale all’ascoltatore.

Si parte con il brano “Tutta la vita di fianco”, intimo ed essenziale, con la voce al centro e un’atmosfera sospesa. “Leda” ribalta subito l’umore: è strepitante, diretta, quasi da piazza in festa, e affronta i temi dell’identità e delle differenze con energia e voglia di farsi sentire.

“Bentornato settembre” scorre con un respiro ampio e caldo, figlio della migliore tradizione cantautorale, mentre “Né in cielo né in terra” spoglia tutto all’osso. Chitarra e parole parlano di presente, confini, mare e umanità, senza giri inutili.

La parte più fragile e malinconica arriva con “Non mi abbracciare”, ballata dal sapore antico che racconta partenze e distanza, con l’ombra della guerra sempre sullo sfondo. Da qui in poi l’idea di “DUE” prende forma concreta: “Stai attento” riprende lo stesso testo di “Tutta la vita di fianco”, ma lo trasforma in qualcosa di più luminoso e fiducioso.

Il gioco dei doppi continua con “La sola cosa che conta”, versione più incalzante di “Leda”, e “Caro settembre”, che rilegge “Bentornato settembre” aggiungendo una spinta più ruvida. “Verde militare” è il riflesso malinconico di “Non mi abbracciare”, mentre “Anime di contrabbando” riprende “Né in cielo né in terra” spingendolo verso sonorità più ampie e potenti, con echi evidenti di De Gregori e una forte richiesta di pace.

Al di là dell’esperimento, “DUE” colpisce soprattutto per la scrittura: semplice, profonda, mai forzata. Colandrea parla di sé e del mondo con la stessa naturalezza, trovando sempre il punto giusto tra cuore e pensiero.

Le canzoni volano via veloci come un soffio, ma lasciano il segno. “DUE” è un disco che sperimenta, rischia e sicuramente colpisce: Emanuele Colandrea trasforma un’idea concettuale in canzoni vere, vive, capaci di emozionare e far pensare senza mai perdere immediatezza.

È un lavoro libero, coraggioso, profondamente umano, che si muove tra intimità e urgenza con una naturalezza rara. “DUE” non è solo un ascolto: è un percorso, da fare tutto d’un fiato o scegliendo ogni volta una strada diversa. Voto 9. (Tatiana Lucarini)