DIEGO BERMUDEZ CHAMBERLAND "Cartografìa interior"
(2026 )
Chissà com'era il primo suono udibile. Con la sua elettronica sperimentale, il sound artist Diego Bermudez Chamberland ci trasporta all'origine dell'universo, tramite la cosmogonia e la mitologia scandinava.
“Cartografìa Interior” è il nome dell'album, uscito per Empreintes DIGITALes, ed è un titolo tanto suggestivo quanto indicativo del percorso musicale, svolto in cinque anni da Chamberland. Si tratta di tre brani, della durata rispettiva di 12'43”, 18'12” e 13'31”. Sono tre tracce avvolgenti realizzate unendo fitte texture a elaborazioni di suoni di strumenti e di elementi naturali.
Per la fortuna di Chamberland, l'anno scorso mi sono imbattuto ne “Il Mulino di Amleto”, folgorante saggio di Giorgio de Santillana e Herta von Dechend, per cui non sono del tutto digiuno di questi riferimenti. Siccome è inutile descrivervi tutti i sibili, le tessiture cristalline, i boati roboanti e i vari tschhuaaaooonnn che si possono ascoltare, posso invece riportarvi qualche stralcio dal saggio, che si rivela una lettura perfettamente adatta all'ascolto di questa cartografia interiore.
Il primo brano si chiama “Chronomundo”, titolo che evoca l'origine del tempo, quando ancora non esisteva come dimensione. Il riferimento preciso di Chamberland è nel racconto mitologico “Edda”, di Snorri Sturluson, risalente circa al 1220. La libera ispirazione parte dal frassino Yggdrasil, un albero, simbolo ricorrente quando si parla di divino. Non a caso, il nome gaelico della quercia è “duir”, che rimanda a “door”, cioè porta. Non a caso, una storica band si ispira alle porte della percezione...
Il secondo brano si chiama “Destin – Trouble”, si può intuirne il tono minaccioso. Quale occasione per leggere della macina del titano Fróði. La sua macina si chiamava Grotti ed era gigantesca. Fróði reclutò due fanciulle giganti, Fenja e Menja, capaci di far funzionare il Grotti, e ordinò loro di produrre oro, pace e felicità. Grazie a Fróði quindi regnava la pace, ma egli era avido, perciò sfruttava le due fanciulle fino allo sfinimento. Una notte Menja, infuriata, fermò il lavoro e cantò un canto tremendo, un'imprecazione profetica:
“Vedo ardere fuoco / a oriente della fortezza / son deste le notizie di guerra / è un monito. / Schiera d'armati qui / s'affretta / per incendiare / la dimora del Re (…) Maciniamo ancora! / Il figlio di Yrsa / vendicherà su Fróði / la morte di Hálfdan”. (Fonte: G. DE SANTILLANA, H. VON DECHEND, Il Mulino di Amleto, Gli Adelphi, Milano, 1993, pp. 118-120).
E così, dalla macina uscirono schiere di soldati. Il re del mare Mýsingr uccise Fróði, portò in nave con sé le gigantesse nel mare con il gigantesco mulino, ordinando loro di macinare. Ora dalla macina uscì sale. La nave sprofondò, e il mulino con essa, ma senza smettere di funzionare. Fu così che il mare divenne salato, e inoltre si formò un gorgo, il celebre Maelstrom.
Infatti i suoni di Chamberland danno l'impressione di un gigantesco gorgo impetuoso, che ci portano nel terzo e ultimo capitolo, “Punto maximal”, dove dall'infinitamente grande passiamo all'infinitamente piccolo, al microscopico, sondando con fantasia le frammentazioni della materia, fino all'atomo, tradotte sonicamente in sintesi granulare.
Gorghi, spirali, galassie, elettroni che ruotano intorno ai protoni: ci sono dei pattern regolari a tutte le dimensioni, e la “Cartografìa Interior” di Diego Bermudez Chamberland ce li fa udire tutti! (Gilberto Ongaro)