BASTION ROSE "Traces of gold"
(2026 )
I Bastion Rose esistono da pochi anni, ma recuperano molto dalle sonorità di hard rock, grunge e post grunge, e quella serietà plumbea dei Tool, senza però i tempi impossibili.
Dichiarano di voler fondere l'intenzione di Black Sabbath e Pink Floyd (forse intendono un periodo dei Pink Floyd, quello di “A momentary lapse of reason”, dove anche la chitarra di Gilmour e la batteria di Mason accolgono il suono scuro e pesante degli anni Ottanta, non certo quelli psichedelici degli inizi) con Soundgarden (questi si riconoscono chiari e nitidi) e appunto, Tool.
Il risultato è un sound energico, pulito e moderno, che forse involontariamente ricorda le produzioni dei primi anni 2000. Nell'album “Traces of Gold”, la prima canzone “Altas Slumbers” e la titletrack che è in chiusura, ospitano drammatici accordi di pianoforte. L'incedere dei brani è quello freddo e robusto di inizio millennio. Ci risento echi di P.O.D., Puddle Of Mudd, Staind... insomma ci siamo capiti!
“Cinnamon Fire” è il pezzo dal contenuto erotico, con il suo “subliminal fire”, aperto da un coro di “uuh” su un riff marziale. I riff sono la vera forza della band, assieme alla voce assolutamente credibile. Poi ci sono quattro brani che sono uniti a due a due: “Parallax” è la morbida introduzione di “Garden of Stone”, mentre “Rain” porta a “Humble Me”.
“Garden of Stone” significa “giardino di pietra”, infatti il video esplicita che ci si sta riferendo al cimitero. Il testo parla di fantasmi, chiamati angeli o demoni, con un incedere molto coinvolgente, che scalda anche i cuori più freddi, come quello del protagonista.
“Wild Honey” è un altro brano di desiderio: “I love the taste of wild honey, sticky and sweet”, ed è pieno di riff che seguono la scala blues, ammiccando all'hard rock di sempre. “Traces of Gold” è un album che finalmente ridà pane agli orfani di un certo rock pesante e pensante, che finalmente si fa risentire con competenza, sincerità ed efficacia. (Gilberto Ongaro)