THE ALAN PARSONS PROJECT "Vulture culture (40th anniversary expanded edition)"
(2026 )
Alan chi? Quello di "Mammagamma" che imperversò nei primi anni Ottanta? O quello che fu tecnico del suono di album epocali dei Pink Floyd?
In un’epoca di algoritmi, finanza rapace e visibilità a ogni costo, Alan Parsons ha ancora senso. Classe '48, ha classe da vendere o meglio l'ha avuta a vagonate e lo testimonia la tenuta di un album che compie 4 decenni.
Pubblicato nel 1985, ''Vulture Culture'' è l’ottavo album in studio di The Alan Parsons Project e rappresenta una fase di transizione significativa nella carriera del duo Parsons-Woolfson.
Il disco si inserisce pienamente nel clima sonoro degli anni Ottanta, pur mantenendo una forte coerenza concettuale con i lavori precedenti. Il concept ruota attorno a una critica esplicita alla società moderna, descritta come una “cultura dell’avvoltoio”, fondata sul profitto e sulla sopraffazione. Messaggio profetico insomma.
Alan Parsons, forte dell’esperienza come tecnico del suono dei Pink Floyd e autore di esperimenti elettronici come ''Mammagamma'', tormentone strumentale del suo disco più noto e osannato, imposta una produzione estremamente controllata. Visto che è il re dei tecnici del suono facciamogli un po' le pulci che dite? La qualità sonora è uno degli elementi centrali dell’album.
La registrazione analogica multitraccia, unita al mix digitale su Sony PCM 1610, restituisce un suono nitido, compatto e potente. Le batterie sono secche e in primo piano, i bassi solidi, i sintetizzatori definiti e privi di ridondanze.
L’assenza delle orchestrazioni di Andrew Powell sposta l’equilibrio verso una struttura più asciutta e diretta. Il progressive rock lascia spazio a un pop-rock sofisticato, con arrangiamenti essenziali ma accurati.
Le voci ospiti, da Colin Blunstone a Lenny Zakatek, garantiscono varietà timbrica e continuità stilistica. Eric Woolfson rimane il fulcro melodico e narrativo del progetto.
Brani come ''Let’s Talk About Me'' sintetizzano efficacemente il tema dell’individualismo e dell’egocentrismo sociale che oggi, come detto, suona sinistramente profetico.
All’uscita, l’album venne accolto tiepidamente nei paesi anglofoni. In Europa, invece, ottiene un notevole successo commerciale, entrando nelle classifiche di vertice.
Riascoltato oggi, ''Vulture Culture'' appare sorprendentemente attuale, tutto sommato, non solo per il messaggio - come si usava dire ai bei tempi - ma per il risultato complessivo di un sound unico e inimitabile, a meno che non si faccia ricorso ad arzigogoli tecnici di ultimo modello.
La sua analisi di una società competitiva e predatoria risulta ancora pertinente. È un disco meno ambizioso dal punto di vista sinfonico, ma estremamente coerente sul piano concettuale. Un lavoro che privilegia la lucidità all’enfasi.
E che conferma Alan Parsons come uno dei produttori più meticolosi e riconoscibili del rock britannico. Voto 8. (Lorenzo Morandotti)