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DEPECHE MODE  "Memento mori Mexico City"
   (2026 )

Tre date a Città del Messico hanno portato all’incisione di questo live. Più di quarant’anni di storia della band, racchiusi in una ventina di brani.

Il repertorio ripercorre praticamente tutto il loro lavoro, 15 album, che vanno dal dal 1981 fino ad oggi. La produzione comprende anche quattro brani inediti (“Survive”, “Life 2.0”, “Give Yourself To Me” e “In The End”) venuti fuori dalla lavorazione di “Memento Mori”.

La seconda e la quarta traccia sembrano provenire dagli album primordiali dei DM, le restanti si inquadrano bene nella produzione più attuale.

Ma passiamo al Live. Sono cambiate tantissime cose durante questi quarant’anni di vita della band: i componenti, gli arrangiamenti e soprattutto la tipologia delle esecuzioni live.

Partiamo dai componenti: oltre a Dave Gahan e Martin Gore, sono presenti sul palco Peter Gordeno e Christian Eigner. Questi ultimi due a supplire l’assenza di Alan Wilder e del compianto Andrew Fletcher. La struttura esecutiva cambia radicalmente: a Gordeno vengono affidate la tastiere mentre a Eigner la batteria e la gestione delle basi. Per il resto Gore si fa carico della sua chitarra oltre che due tastiere midi stracariche di vst.

Tutto questo rende la musica un po’ tanto pre registrata, tolti ovviamente gli strumenti acustici. Al pratico, per i i brani più datati, vengono usate direttamente le parti già pronte e non suonate live. Ne segue, per forza di cose, che gli arrangiamenti delle canzoni perdano un po’ tanto di autenticità live.

A questo va aggiunto che Dave Gahan, in tutti questi anni, pur non avendo perso nulla della sua presenza scenica, ha evidentemente patito vocalmente: e in “Memento Mori Mexico City” il problema si sente.

Per quanto riguarda i brani scelti, si parte dall’iconica “Just Can't Get Enough”, direttamente dal primo album “Speak & Spell”. Saltando a piè pari “A Broken Frame” (male, molto male...), si continua con l’altrettanto iconica “Everything Counts”.

Dimenticandosi poi di “Some Great Reward” e di “Black Celebration” (ma perché, perché, perché?...) si toccano un po’ gli album a seguire, per arrivare a dedicare cinque brani del concerto all’ultima opera “memento Mori”: forse un po’ troppi.

Ma non si può essere nostalgici e fermi al passato: quasi mezzo secolo di musica ti cambiano. (Andrea Allegra)