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ALESSANDRO BONO  "Oltre l'anima"
   (2026 )

''Oltre l’anima'' non è semplicemente una raccolta: è un ritorno silenzioso, necessario, quasi pudico. Un disco che riporta alla luce brani di Alessandro Bono rimasti a lungo in disparte, oggi restaurati e restituiti con una cura che sa di rispetto vero. Non c’è nostalgia forzata, non c’è operazione di maquillage: c’è il desiderio di rimettere in circolo una scrittura che aveva ancora molto da dire.

L’apertura con ''Un amico come me'' è già una dichiarazione d’intenti: una canzone che parla piano, ma arriva dritta, con quella sincerità disarmante che era cifra costante di Bono. Subito dopo ''Baby'' e ''Il traffico'' mostrano due lati diversi dello stesso autore: l’intimità emotiva e lo sguardo lucido sul quotidiano, mai banale, mai gridato.

Brani come ''Stretto tra morse'' e ''Doppio gioco'' restituiscono tutta la tensione di una scrittura inquieta, capace di stare dentro il disagio senza bisogno di metafore eccessive. È una musica che non chiede di essere capita subito, ma ascoltata con attenzione, lasciata sedimentare.

Il cuore emotivo del disco passa da ''Bambina'' e arriva dritto a ''Nervi'', forse uno dei brani più intensi: sapere che il libretto contiene il testo manoscritto aggiunge un livello di intimità che va oltre la semplice ascolto. Qui Bono sembra davvero scrivere con il corpo, prima ancora che con la voce.

''Lacrime salate'' e ''Aranciata amara'' sono piccoli ritratti di fragilità quotidiana, mentre ''Senza amore non vivrò'' riporta tutto all’essenziale: l’urgenza emotiva come unico motore possibile. La chiusura con ''Ognuno per sé, Dio per tutti'' è asciutta, quasi spiazzante, e proprio per questo coerente fino in fondo.

''Oltre l’anima'' è un disco per chi ha amato Alessandro Bono, ma anche per chi non lo ha mai davvero ascoltato. Un album che non alza la voce, non cerca redenzioni postume, ma lascia parlare le canzoni. E oggi, più che mai, è un atto prezioso. (Sara Stella)