recensioni dischi
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FRANKIE GOES TO HOLLYWOOD  "Welcome to the pleasuredome"
   (1984 )

Scandalo. Bastava farne un po', e la via del successo era facile. Trevorn Horn lo sapeva bene, in un anno in cui stava giÓ riesumando gli Yes e lanciando i Propaganda. Prese cinque ragazzotti dalle parvenze sadomaso, imbastý una canzone che era un invito al coito non interrotto, una copertina di corpi avvinghiati, e un video da "gay line". La hit, che tanti cantavano senza averne ben chiaro il testo, era la celeberrima "Relax", e con questa i FGTH divennero un fenomeno di costume. PerchŔ il successo fu immediato, perchŔ le magliette "Frankie says relax" le indossavano tutti, perchŔ venivano da Liverpool come quelli lÓ. Se doveva essere una one hit wonder, "Two tribes" la smentý, con il geniale video di Reagan e Gorbaciov che si prendevano a pugni. Ci voleva l'album. Che uscý, e addirittura doppio. Certo, con dimensioni (60 minuti totali) da criticarne lo spreco di vinile, ma di ottima fattura. I Frankies mischiavano Bacharach con Springsteen, dosavano lenti e incazzosi, e trovarono un altro jolly. Dopo le due cattive, con "The power of love", lentone diventato un classico, tutto divenne loro possibile. Anche mascherare l'inesistenza live, con le voci che li vedevano come figuranti dietro la voce di Holly Johnson. A cui, manco fosse Donna Summer, era bastato orgasmare un po' in sala d'incisione per diventare un idolo. (Enrico Faggiano)