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TRIO L'ATTESA  "A taste for divertimento"
   (2026 )

I Divertimenti per fiati di W.A. Mozart rappresentano pienamente il genere di intrattenimento del XVIII secolo, ed in questi componimenti il genio mozartiano si percepisce in tutta la sua grandezza.

Erano composizioni scritte per lo più su commissione, per eventi conviviali, pranzi aristocratici, feste all'aperto... ma il compositore austriaco ne cura il dettaglio e scrive con una varietà timbrica tale, da renderli veri capolavori del repertorio cameristico.

In questo lavoro musicale (proposto da Edizioni Da Vinci Classics) per oboe, clarinetto e fagotto, anzichè i tre corni di bassetto originali, risplende una scelta timbrica che rende i Divertimenti più luminosi e variati: questo è possibile in quanto gli strumenti protagonisti sono ben resi nella loro "natura" dagli interpreti.

L' "Attesa" ricalca, oltre al nome dell'Ensemble, il riferimento al "pregustare la musica con calma", fondamentale per l'ascolto del genere compositivo.

Maria Chiara Bignozzi al fagotto fornisce con la sua interpretazione una base solida, tipica del colore mozartiano e di cui sono intrise le composizioni del genio austriaco, mentre l'oboe suonato da Charles Raoult-Graic assume il ruolo di "primus inter pares", primo tra le parti, e lo fa nella piena consapevolezza tecnica che ne deriva dal suo strumento.

Infatti, se originariamente il ruolo era rivestito dal suono più scuro e omogeneo dato dal corno di bassetto, la "voce" dell'oboe acquisisce brillantezza e nuova "articolazione" all'ascolto, occupando il registro acuto come un "soprano" farebbe con la voce umana.

L'oboe ha un attacco più incisivo, riuscendo ad evidenziare meglio le frasi anche nel finale e risultando più "staccato" rispetto alla formazione originariamente pensata da Mozart. Ne deriva una interpretazione che risulta all'ascoltatore più "analitica" nei confronti del contrappunto mozartiano, permettendo così di scandire gli intrecci tra le parti.

Raoult-Graic "piega" il suo oboe sfruttando la naturale capacità dello strumento nell'emulare la voce umana, regalando una profondità emotiva nuova e funzionale all' "attesa" di cui si permea il significato della pubblicazione musicale scelta.

Dal punto di vista tecnico l'oboe deve gestire, proprio come un soprano sarebbe chiamato a fare, la tessitura che, essendo nata per uno strumento dal suono più grave, spinge naturalmente verso i toni gravi, e questo per uno strumento naturalmente portato all'acuto significa: padronanza del fiato e intonazione magistrale per non risultare eccessivamente in contrasto con il resto delle parti.

L'oboe risulta quindi il deus ex machina della pubblicazione musicale, che scioglie gli intrecci della trama in maniera riuscita e coinvolgente.

Sofia Casci è il mediatore che rende possibile il collante tra gli estremi sonori, risultando cruciale per la riuscita dei Divertimenti mozartiani proposti. Il clarinetto ha infatti è chiamato al difficile ruolo di "fusione" con oboe e fagotto, smussando eccessi, rendendo la riuscita delle linee melodiche morbidamente intrise di quella precisione interpretativa e di lettura che, altrimenti, porterebbe il tutto ad una "vuota" dimensione sonora.

Mozart amava il clarinetto ,che conobbe nel 1763 a Mannheim, e da quel momento lo inserì nelle Sue composizioni.

Il trio L'Attesa mantiene la natura dei Divertimenti mozartiani, non snatura il significato delle composizioni proposte dal Genio mozartiano offrendone un ascolto vellutato e brillante, dato dal ruolo degli strumenti scelti per questa pubblicazioe di notevole rilievo interpretativo. (Elisabetta Amistà)