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NOT MY VALUE  "Reality"
   (2026 )

Con ''Reality'', i Not My Value completano il percorso iniziato con ''Dream – Side A'' e ''Reality – Side B'', due EP concepiti come parti complementari di un’unica opera più ampia.

L’idea di pubblicare un album suddiviso in due metà, invece della classica uscita monolitica, rispecchia perfettamente l’estetica rarefatta e i tempi dilatati del loro linguaggio sonoro.

Musicalmente, il duo milanese — composto da Lisa Marchiani (voce e synth) e Claudio Brambilla (basso, chitarra e produzione) — ha costruito negli anni un immaginario sonoro che mescola trip hop, elettronica onirica e atmosfere psichedeliche, con richiami al cinema e alla filosofia, spesso evocando l’universo di David Lynch.

Se ''Dream – Side A'' mostrava un’esplorazione introspettiva di sonorità sospese e melanconiche, ''Reality'' approfondisce il lato più oscuro e narrativo del progetto, parlando di follia, relazioni complicate e del senso di impotenza nel non riuscire ad aiutare gli altri.

La scelta di dividere la narrazione in due segmenti crea un effetto di prospezione frammentata: ogni EP ha vita propria, ma solo insieme si raggiunge una visione completa del discorso artistico.

Questa struttura, tuttavia, può risultare ambivalente. Da una parte conferisce al progetto una coerenza concettuale forte, rendendo chiari i due versanti di sogno e realtà, passato e futuro negato; dall’altra rischia di far percepire l’opera come diluita e meno compatta rispetto a un album tradizionale.

Il flusso dell’ascolto è così interrotto: un effetto voluto artisticamente, ma che accentua la sensazione di un progetto diviso piuttosto che completo.

In quest’epoca in cui la musica corre verso singoli frequenti, la scelta dei Not My Value di lavorare su un’opera che richiede attenzione e ascolti ripetuti su più release è coraggiosa. Eppure, paradossalmente, questa dilatazione può far percepire il ciclo creativo della band come giunto a conclusione.

In definitiva, ''Dream'' / ''Reality'' rimane un progetto che parla a chi ama perdersi nelle pieghe sonore e nei contorni psicologici, ma allo stesso tempo mette in luce un paradosso: una musica così riflettuta e diluita rischia di apparire come un atto conclusivo più che un nuovo inizio. (Luca Vettoretti)