recensioni dischi
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AMADO  "Barravento"
   (2026 )

Con ''Barravento'', Amado si allontana dal pop indie leggero e costruisce un mondo sonoro sospeso tra sogno e realtà, dove ogni brano sembra avere vita propria.

L’album non è solo una raccolta di canzoni: è un paesaggio emotivo in continua mutazione, capace di spiazzare chi si avvicina con aspettative convenzionali.

I testi oscillano tra poesia e urgenza, raccontando sentimenti di desiderio, paura e introspezione, senza mai scivolare nella banalità.

Musicalmente, il disco si muove tra ritmi imprevedibili, tappeti elettronici eterei e picchi di intensità sonora, creando un effetto di continua sorpresa.

Si ha la sensazione che ogni ascolto riveli qualcosa di nuovo, come se i dettagli fossero stati volutamente nascosti per chi non presta attenzione.

Il fascino di ''Barravento'' sta proprio in questa instabilità controllata: non offre melodie immediate da canticchiare, ma invita l’ascoltatore a immergersi completamente nelle sue atmosfere, lasciandosi trasportare come su una corrente potente e mutevole.

Qui la musica diventa esperienza fisica ed emotiva, un flusso che travolge, che accarezza e che a volte disorienta.

In un panorama musicale dove la velocità e la viralità sono premiate, Amado sceglie invece di costruire un’opera lenta e immersiva, dove la profondità supera la superficialità.

''Barravento'' non è, così, un disco che si ascolta distrattamente: è un viaggio da vivere, un racconto sonoro dove ogni onda emotiva lascia il segno. (Luca Vettoretti)