BLUAGATA "Fra la violenza e la gentilezza"
(2026 )
Avevamo incontrato i Bluagata nel 2022, con l'album “Di stanze e nevrosi” (https://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=9147).
Ora sono tornati con il loro rock energico che segue sempre coordinate da concept album, e in virtù di questo, stavolta i suoni vengono talvolta arrotondati (ma non più di tanto).
Se nell'album precedente il concetto centrale era la nevrosi, il sound risultava a tratti traumatico. Questa volta la forza resta intatta, ma il tema principale è la gentilezza, come risposta alla violenza.
L'album “Fra la violenza e la gentilezza”, uscito per Vrec Music Label, dà spazio a un'introspezione che porta le cantanti Alessia Masi e Margherita Bencini a cercare soluzioni meno spigolose, nonostante lo spirito critico torni in diversi testi.
Però con “Wow” riconosco i Bluagata di sempre, con il loro sarcasmo acido verso il consumismo: “Comprami vestiti, comprami gioielli, comprami, comprami, e continua a comprare! (…) wow che bella casa, chissà la bolletta quanto costa!”. La rabbia resta anche in brani come “Un'aria malata”: “Scappo lontano calpestando un fiore, alla ricerca di un posto migliore (…) l'unico scopo è fare profitto mentre respiro un'aria malata. La cura c'è ma non è per tutti”.
L'album però si caratterizza per immagini più sognanti, come quella di “Nuvola”: “Ricordo quand'ero una nuvola che si muoveva libera. Un pensiero portato dal vento, piovevo per tornare leggera (…) Distese di nasi puntati in su, di chi sa ancora sognare”. Non mancano brani semplicemente divertenti e scatenati, come “Danza con me”: “Danza con me fino a slogarti le caviglie, (...) fino ad ammazzarti!”.
Un riff metal si alterna ad arpeggi puliti su ritmo lento in “Tutto quello che mi manca”, dove chi canta sente una strana nostalgia: “Mi manca la provincia (…) mi manca bere e fare l'aperitivo dopo un funerale”. “La luce in casa” sembra essere cantata da un'ipotetica “strega”: “Volare non è facile (…) La scopa so che mi servirà per planare (…) Come si chiama quella sensazione che ti fa perdere la realtà? Come si chiama quando ti senti persa tra le stelle? (…) Ora che questo mantello nero non fa poi così paura (…) Tu lasci accesa la luce in casa ma da lì non me ne sono mai andata”.
“Loop” si rivolge a un'amica rassegnata al ruolo che le è stato assegnato: “Mia cara amica, sembri strana quando accendi la tv (...) Guarda chi sei diventata, ti piaci davvero o forse ti sei rassegnata alla vita scelta da qualcun altro?”. “Figli” è una canzone generazionale, delle generazioni che sentono di non poter costruire un futuro, ma solo sopravvivere: “Siamo tutti dei figli distrutti da legami non scelti da aspettative ingombranti, siamo tutti dei figli distrutti da sogni non detti (...) da problemi di altri, soluzioni mancanti”.
Questi figli distrutti però non esitano a vedere le nuove tendenze tecnologiche sempre più alienanti, fino all'intimità. Mi riferisco alla canzone “Avatar”, dove la voce interpreta una donna AI, di quelle che si possono programmare dando forma ai propri desideri: “Alta, bella, sola, ricca, matta (…) Non sento, non vedo, non parlo ma ti basto. Mi svesto, non replico, mi applico di tutto, non mangio. Se picchi forte non sento niente (…) Supersonica avanguardia, tutto il giorno fermo nella stanza”.
“Pesanti” continua la critica nella “festa virtuale”, dove queste riflessioni vengono scacciate in quanto appunto “pesanti”, e i Bluagata ci scherzano sopra. Scherzano anche musicalmente, concedendosi una digressione synth pop con “Il postino”: “Voglio un postino come complice per una rapina, un postino come complice di vita, un postino che mi porti la posta, che non mi faccia fare la fila”.
“Promesse” conclude l'album tornando nell'introspezione malinconica che dà la cifra dell'album, assieme a “Nuvola”. Con i Bluagata c'è la voce di un'intera generazione che si sente stretta, che ripete le proprie istanze tradite ma non può fare a meno di ballarci sopra... fino a rompersi le caviglie! (Gilberto Ongaro)