recensioni dischi
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THE BLACK VEILS  "Gaslight"
   (2026 )

Le similitudini con i Cure possono sembrare banali, ma la musica dei Black Veils è quanto di più ottantiano abbia ascoltato di recente. Non solo come sonorità e ritmi (micidiale l’acido che sprigionano le chitarre!) ma anche per le tematiche apocalittiche niente affatto timide.

C’è del sottile cinismo nel proporre canzoni come quelle contenute in ‘Gaslight’ (“Forse non resta altro da fare che scavarsi la tomba e ballarci intorno”...), ma una risposta a tal proposito, credo vada cercata nelle modalità scelte per un confronto su una realtà che oggi si è spaccata, originandone un’altra.

Le comparazioni sono comunque un mezzo, seppur sbrigativo, per non vedersi tagliati fuori; e quello che personalmente conosco sugli anni ’80, e relative musiche, mi ha fatto ricordare che, anche allora, la situazione geopolitica faceva passare notti insonni.

Tornando ai Black Veils, le loro musiche contengono senza dubbio parecchio di quello che è stato “costruito” attorno Bologna, tra suoni punk e post punk. Questo ha influenzato, credo, la loro evoluzione stilistica, abbracciando in maniera “naturale” l’elettronica, per inventare così ritmi cadenzati più o meno digitali, ossessivi, e le già citate liriche al limite del grottesco.

Forse, questo, è un modo per dei distinguo, arrivando in maniera più diretta ai medio-giovani, intendendo la generazione che si sta preparando a dirigere il pianeta tra un po’ di tempo...

Ma al di là di presunte, forse fantasiose, paranoie politico filosofiche, quella dei Black Veils è musica che attrae: cupa, eccitante, forse un po’ datata ma funziona, eccome!

In estrema sintesi, la vedrei come una questione di attitudine: succede qualcosa nella vita reale, e indirettamente diventa spunto per... una nuova canzone. Nel caso dei Black Veils, qualche tempo fa si sono trovati senza batterista. Ebbene, sono riusciti a trasformare un problema, o se si vuole, qualcosa di avverso, in una opportunità per riproporre della sana vecchia/nuova New Wave all’italiana. Essere creativi vuol dire anche questo. (Mauro Furlan)