recensioni dischi
   torna all'elenco


TIA PALOMBA & THE LAZY FOLKS  "Tales of an old scarecrow"
   (2026 )

Il camaleonte, di primo acchito, appare un animale disgustoso, ma credo che affascini per la magia di cambiare, all’occorrenza, il colore della pelle.

Applicato agli artisti, chi decide di cambiar pelle stilistica, per non racchiudersi nel limbo della solita musica, è sempre il ben accetto. Così, conseguentemente, scelgo di occuparmi del terzo album di Tia Palomba & The Lazy Folks “Tales Of An Old Scarecrow”, in virtù del coraggio e dell’onestà di intraprendere nuovi sentieri sonori.

Acclamato roots-rocker milanese, con gli 11 brani previsti (+ ghost track) riesce a sterzar bene verso orizzonti più country, polverosi, “sporchi” alla bisogna, dando cosi un netto contributo qualitativo alla musica che conta.

Accompagnato dai Lazy Folks, i “racconti di un vecchio spaventapasseri” sono congeniati ad arte, frutto dell’esperienza macinata per oltre 30 anni di militanza e centinaia di km on the road con la guitar a tracolla.

Brani come “While I’m dead”, “The road” son quelli di maggior vivacità, mentre già con “More” , “The Cursed” e “Memory Lane” si intuisce che la scelta di operare in gran parte con curatissima acustica è una soluzione più che centrata, proprio per restituire in pieno il calore del genere proposto.

Il brioso singolo “New Era”, caratterizzato da un discreto violino, lancia il giusto allarme per l’intelligenza artificiale che sta invadendo, un po' troppo, il campo umano senza che sia sempre cosi indispensabile. Invece le due folk-ballads “Abby” e “Barefoot by the river” incarnano passione ed essenzialità narrativa, che scaldano il cuore intorno ad un falò tra le montagne rocciose.

C’è da rilevare come Tia abbia assimilato molto bene le “lessons” compositive dei mostri sacri del folk a stelle e strisce e le abbia applicate marcando, comunque, i suoi sentieri con l’aggiunta di tocchi identitari, testimoniati dalla conclusiva e splendida “Jack the Weirdo”.

Tia Palomba “un vecchio spaventapasseri”? Scherzosamente sì… ma, detta seriamente, un grande storyteller. (Max Casali)