RINO GAETANO "E io ci sto (45° anniversario remastered edition)"
(2026 )
Un brivido alla schiena mi arriva sempre, quando riascolto Rino Gaetano cantare: “Penso che fra vent'anni finiranno i miei affanni”. Fa impressione col senno di poi, perché questo verso proviene dalla canzone “E io ci sto”, arrivata nel 1980, quando egli non poteva immaginare che i suoi affanni sarebbero tragicamente finiti solo l'anno successivo.
L'omonimo album è stato rimasterizzato e ripubblicato dalla SonyMusic e, riascoltandolo al giorno d'oggi, si sente quanto l'Italia per molti versi sia ancora la stessa “italietta”, come la definiva il nostro eroe, intervistato da un ostile Maurizio Costanzo. Sì, nel caso di Rino Gaetano non mi sembra retorico usare il termine eroe.
Ci sono alcuni riferimenti che oggi sarebbero incomprensibili, come la battuta sulla SIP e il nome di Mario Capanna in “Ping Pong”, all'epoca impegnato nel Movimento Autonomo degli Studenti di Milano (ho dovuto cercare su Wikipedia, perché Maurizio Costanzo lo conoscevo, Capanna no).
Ma quando si ascolta “Ti ti ti ti”, ci raggiunge un verso che, ahimè, non vuole invecchiare: “Partono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri”, riferito ai “politici brillantinati” che fanno carriera, mettendo da parte gli ideali. Queste parole sono diventate iconiche e riprese perfino da Ligabue in “Happy Hour”, per quanto siano entrate nell'immaginario collettivo.
Cosa si può aggiungere che non sia già stato detto in precedenza, su queste canzoni? È stato scritto pure troppo, tra teorie del complotto che si sono spinte oltre, fino a ipotizzare che quel maledetto 2 giugno 1981 l'incidente mortale fosse stato organizzato per far fuori il cantautore calabrese, e per farlo coincidere con le modalità descritte ne “La ballata di Renzo” dello stesso Rino Gaetano, scritta dieci anni prima.
Francamente, bastava un'analisi onesta dei testi, che dietro lo stile nonsense nascondevano denunce fin troppo precise, senza aggiungerci proiezioni paranoiche. Anche se... Non voglio alimentare altre fantasie, ma più passa il tempo e più sembra che Rino Gaetano se la stia ridendo ancora, raccontando i vizi della famigerata “élite”, come fanno i cori pettegoli di “Jet Set”.
Questo “mondo diverso ma fatto di sesso” (“Gianna”, dell'album precedente) sembra ora riferirsi non a un paradiso hippie dove praticare il libero amore, ma a scenari più opprimenti à la “Eyes Wide Shut” o à la “Salò”, dove il sesso è espressione di potere. Probabilmente non c'entra nulla e ora sono io a fare proiezioni, scusatemi; del resto, quando uno scrive in maniera ermetica, l'effetto è che chiunque possa vederci qualunque cosa.
Ma andiamo avanti. “Metà Africa metà Europa” alterna situazioni “selvagge” a situazioni “civilizzate”, alludendo che l'Italia sia mezza europea e mezza africana. Forse oggi non si potrebbe cantare con gli stessi luoghi comuni geografici, ma le disparità restano le stesse.
Curioso risentire “Scusa Mary”, quella rievocazione storica degli anni passati ('60 e '70), tra Vietnam, CIA, Papadopulos in Grecia, e il golpe Borghese. Forse avremmo bisogno di una canzone nuova ora, che faccia altrettanto per gli anni 2000 e 2010. Di eventi importanti ce ne sono stati, e ci vorrebbe qualcuno che aiutasse la nostra memoria corta.
Sempre giocando con luoghi comuni visivi e musicali, “Sombrero” ricorda la rivoluzione messicana, e “Michele 'o pazzo è pazzo davvero” racconta uno di quei personaggi bizzarri che tuttora si possono trovare, di solito in periferia, a strillare verità da un megafono, magari ingenuamente, ma sempre credendo in un possibile mondo migliore.
Quest'edizione comprende la bonus track “Un film a colori”, che altro non è che la musica di “Jet Set” con un testo diverso. Viene da chiedersi perché poi l'abbia cambiata. Forse perché in questa prima versione si descrive un semplice incontro occasionale, senza riferimenti rischiosi alla realtà che Gaetano amava inserire sempre.
Quella di Rino Gaetano è la voce beffarda di chi ha davvero capito tutto, quindi non può fare altro che ridere e cantare urlando ciò che sa senza alcun filtro, se non quello del gioco enigmistico (c'è una famosa foto del nostro eroe, in posa accanto alla Sfinge). Mi chiedo sempre cosa scriverebbe oggi, se fosse vivo, di cosa parlerebbe, cosa anticiperebbe.
Non potendo sapere la risposta, consiglio a chi magari ancora conosce solo “Gianna” e “Ma il cielo è sempre più blu”, di cogliere l'occasione di questa nuova edizione di “E io ci sto”, per scoprire quanto le sue parole siano ancora attuali e urgenti. Senza però farsi prendere da strane teorie, cui non c'è assolutamente bisogno.
Dopodiché, approfondite anche i cinque dischi precedenti, e scoprirete la canzone sull'emiro e sul petrolio (“Spendi spandi effendi”), quella sull'alienazione lavorativa (la leggendaria “Mio fratello è figlio unico”), o “I tuoi occhi sono pieni di sale”, o “Nuntereggaepiù” che tanto fece brontolare Maurizio Costanzo... Non lasciamo solo Rino Gaetano nella sua guerra, per trovare “una bandiera diversa, senza sangue, sempre tersa”. (Gilberto Ongaro)