CAPAREZZA "Orbit orbit"
(2026 )
È proprio quando il sistema sembra stringere il cerchio che Caparezza trova nuove orbite da abitare. ''Orbit Orbit'' nasce così: non come fuga vigliacca, ma come spostamento consapevole dello sguardo.
Caparezza non prova più a cambiare il mondo frontalmente; preferisce osservarlo da lontano, fluttuando, per capirne le crepe e trasformarle in visione.
''Fluttuo, orbito'' apre il disco come una dichiarazione di stato: sospensione, perdita di peso, abbandono delle coordinate consuete. ''Il pianeta delle idee'' è il primo vero approdo, un luogo mentale dove l’immaginazione diventa rifugio e laboratorio, mentre ''Io sono il viaggio'' ribadisce che il movimento conta più della meta, in una poetica che da anni accompagna l’evoluzione dell’artista.
L’oscurità prende forma in ''Darktar'', figura inquieta e fragile, specchio di paure interiori mai del tutto risolte, mentre ''A Comic Book Saved My Life'' è una delle confessioni più limpide dell’album: il fumetto come salvezza, come atto fondativo, come spazio in cui riconoscersi prima ancora di raccontarsi.
Con ''Il banditore'' Caparezza torna a giocare con la parola e il ritmo, mescolando ironia e visione, mentre ''Autovorbit'' riflette sul controllo, sull’automatismo e sulla difficoltà di spezzare le traiettorie imposte.
Tra i momenti più intensi c’è ''Curiosity (oltre il bagliore)'', che intreccia scienza e mito per interrogarsi sul desiderio umano di sapere, seguita da ''Gli occhi della mente'', brano che scava nella percezione e nella capacità di vedere oltre il visibile.
''Come la musica elettronica'' è invece un passaggio sorprendentemente tenero, dove il tempo che passa non è un nemico ma una traccia da accettare.
Nel finale, ''The NDE'' e ''Pathosfera'' affrontano la perdita e il ritorno dell’emozione con una lucidità nuova, meno rabbiosa, più riconciliata. ''Cosmonaufrago'' prepara il terreno per ''Perlificat'', chiusura simbolica e poetica: l’arte come capacità di trasformare lo scarto in valore, il dolore in forma, il caos in perla.
''Orbit Orbit'' non è un disco di risposte definitive. È il racconto di un artista che ha imparato a stare in equilibrio tra Michele e Caparezza, tra realtà e immaginazione. Quando non puoi più salvare il mondo, forse la cosa più rivoluzionaria è continuare a immaginarne uno. Fluttuando. Orbitando. (Sara Stella)